A scuola di ingegneria naturalistica per evitare gli smottamenti

Convegno all’ordine degli ingegneri per verificare l’efficacia di interventi realizzati in zone critiche della provincia, colpite da dissesto idrogeologico

L’ingegneria naturalistica può salvare il territorio dai dissesti idrogeologici. Ma occorre maggiore consapevolezza da parte degli enti pubblici. È quanto emerso in un convegno che si è svolto ieri all’ordine degli ingegneri di Varese, durante il quale sono stati esaminati i risultati di alcune opere di ingegneria naturalistica realizzate, due anni fa circa, in alcune zone critiche della provincia. In particolare tra i relatori figuravano il sindaco di Castiglione Olona e quello di Cremenaga.
E l’occasione è stata importante non solo per la presenza di funzionari della regione Lombardia e per gli assessori provinciali Baroni (trasporti) e Pintus (ecologia), ma anche per la testimonianza diretta degli amministratori sul territorio.
«Nella zona di Caronno Corbellaro – spiega il sindaco di Castiglione, Giorgio Luini – sono stati realizzati degli argini con maglie naturali e pali di legno. Un sistema già utilizzato dai nostri antenati e che si sostituisce oggi alla classica colata di cemento armato». In totale gli argini realizzati con questa tecnica a Caronno sono due, uno vicino al cimitero e uno vicino al lavatoio. Negli ultimi due anni, da quando sono stati realizzati questi argini, si sono verificati diversi alluvioni ed entrambi hanno retto a situazioni di crisi.
L’ingegneria naturalistica infatti contempla interventi meno invasivi per il territorio (rispetto a quelli finora utilizzati) e più rispettosi dell’ambiente, sia da un punto di vista strutturale che visivo.

«Questo tipo di intervento, verificata la valenza strutturale, ha un maggiore rispetto per l’ambiente – prosegue Luini -. Sicuramente è stata messa in moto un’attenzione particolare al territorio. Infatti, la nostra commissione ambiente sta già pensando a come recuperare anche lo storico lavatoio».
Secondo il sindaco di Castiglione Olona, però, vi sono anche dei problemi ad attuare questo tipo di intervento su vasta scala. «Occorre una maggiore consapevolezza da parte degli enti pubblici, troppo spesso abituai a eseguire opere che poi vengono abbandonate per decenni – conclude Luini –. Queste tecniche di ingegneria naturalistica richiedono una manutenzione costante e occorre, quindi, un salto di cultura da parte delle pubbliche amministrazioni e, probabilmente, per questo non siamo ancora pronti. Ma in futuro bisogna andare in questa direzione». Intanto l’amministrazione comunale castglionese ha già in programma di “mettere in sicurezza”, con opere di ingegneria naturalistica, tutta la zona di Caronno Corbellaro. Senza nessuna colata di cemento.

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Pubblicato il 14 Novembre 2003
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