Bpu, a rischio quaranta dipendenti varesini

La Direzione del Gruppo annuncia la chiusura di due sportelli nella sede centrale di Varese e i dipendenti "insorgono": «Hanno disatteso tutte le promesse fatte»

Bpu: vento di protesta. Dopo le rassicurazione che nessun dipendente sarebbe stato messo in mobilità, ora si prospetta la chiusura di due uffici del gruppo bancario a Varese. Quaranta dipendenti rischiano il posto di lavoro e i primi passi di quella che potrebbe essere una mobilitazione generale sono stati fatti ieri. Negli Uffici Centrali di B.P.U. (Banche Popolari Unite) di Varese, si è svolta un’assemblea dei dipendenti coinvolti dalla chiusura dei due uffici, chiusura annunciata dalla Direzione del Gruppo, nei giorni scorsi, nell’ambito del piano di ristrutturazione aziendale.
«Sta accadendo quello che abbiamo a lungo temuto – spiega il segretario provinciale della Faib, Paolo Hénin -. Era inevitabile che chiudessero sedi che rischiano di essere doppioni di altre; i due uffici in questione svolgono attività per tutte le banche del gruppo, sono quindi due uffici importanti, collocati appunto nella sede principale della Bpu, in centro città. Ora vogliono spostare i servizi al Sud e quindi hanno annunciato la decisione di chiudere gli uffici varesini. Che cosa sarà dei quaranta dipendenti, non è dato sapere. Per ventitrè di loro, tra l’altro, una ricollocazione potrebbe davvero essere difficile».

La numerosa partecipazione dei lavoratori, chiamati a raccolta dalle Rappresentanze Sindacali di F.A.B.I. e Dircredito, ha sottolineato con forza, da subito, la criticità di un momento che si presenta, dopo le scarne indicazioni aziendali avute nei giorni scorsi «ricco di preoccupazione e incertezza».

«Siamo delusi ed arrabbiati – dice ancora Hénin- Malgrado le rassicuranti promesse aziendali, fornite in occasione degli accordi del 12 agosto scorso (riguardanti l’integrità del “polo di lavorazioni” per le Banche del Gruppo, sito in Varese), la schiacciante logica della riorganizzazione sta nuovamente travolgendo lavoratrici e lavoratori che, nella loro vita professionale, hanno già subito i pesanti effetti di mobilità e riqualificazione, indotti dalla fusione del 1992, tra Banca Popolare di Bergamo e Credito Varesino o quelli più recenti della riorganizzazione della ex Banca Popolare di Luino e Varese».

«Con lo spostamento di queste lavorazioni in altri centri del Gruppo, la provincia di Varese sta nuovamente perdendo altre opportunità di lavoro. Cresce inoltre la preoccupazione e l’incertezza rispetto ad altre possibili operazioni di delocalizzazione operativa, fuori dal nostro territorio».

«I lavoratori, fin dai prossimi incontri con la Direzione del Gruppo – conclude il segretario provinciale della Fabi -, pretendono chiarezza e certezze di prospettiva, per non subire altre pesanti, demotivanti ed insopportabili penalizzazioni, in termini di mobilità e di esuberi, e sono pronti ad intraprendere ogni opportuna iniziativa per difendere le loro giuste aspettative, a partire dal più ampio coinvolgimento di mezzi d’informazione ed Istituzioni e fino ad ogni azione sindacale di difesa conseguente».

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Pubblicato il 18 Novembre 2003
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