Cultura e musica ai Ronchi di San Fermo

Inaugurato con un raffinato concerto d'archi il nuovo auditorium dei Ronchi, propaggine culturale di un circolo già rinato a nuova sorprendente vita

Un’inaugurazione come tante altre, ma decisamente più sorprendente delle altre quella del nuovo auditorium dei Ronchi a San Fermo, che ha preso vita ufficialmente sabato sera, 22 novembre, con un concerto di musica classica.

Niente di “classico” ma un’esperienza molto raffinata. Già il programma diceva molto della originalità della proposta: due movimenti per quintetto d’archi di A. Zemlinsky, un sestetto d’archi dall’opera “Capriccio” di Richard. Strauss e Notte trasfigurata, l’opera di Arthur Schönberg tratta da una lirica di Richard Dehmel.
Poi la composizione del sestetto “Gaudeamus Ensemble” Duccio Beluffi (violino e viola), Claudio Mondini (violino) Francesca Monego (violino e viola), Simone Briatore (viola) Emanuele Silvestri (violoncello) Beatrice Pomarico (violoncello) che radunava “in incognito” elementi dell’orchestra della Scala, hanno fatto decisamente sospettare un ambiente molto più raffinato di quello che il contesto e i pregiudizi varesini sul rione di San Fermo fanno pensare. Il sestetto si è poi esibito in un auditorium molto più dignitoso acusticamente di ciò che l’aspetto dimesso facesse sospettare, beando la sala di un’esecuzione assolutamente affascinante anche per i non esperti.

Quando poi si arrivati alla cena di inaugurazione, i sospetti si sono fatti realtà: tra pasta e fagioli e Beaujolais nouveau, tra focaccia e pancetta e vini australiani ci si è ritrovati tutti in una situazione molto trendy, ignota non solo al rione ma anche in generale alla città. Si è scoperto poi che la “Piccola Società Cooperativa” che gestisce i Ronchi, l’ex circolo di San Fermo, è fatta di persone che arrivano dalla grande città, e combattono da più di un anno per far dimenticare gli stupidi pregiudizi su di un quartiere “storico” della città, nell’intento di renderlo diverso a colpi di iniziative e di “happy hour” raffinati, fatti di vino buono e stuzzichini diversi dal solito, serviti con semplicità ai cultori del buon bere come ai vecchietti in vena di spuntini gratis.

All’auditorium, gestito dalla vicina cooperativa di Valle Olona, e ai Ronchi vale la pena perciò di fare un “In bocca al lupo”, sperando che vincano la sfida sociale e culturale: questa città ne ha davvero bisogno.

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Pubblicato il 24 Novembre 2003
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