Dai coltellini svizzeri ai clandestini, agenti in prima linea a Malpensa

Il giorno dopo il trasferimento dei due capi della sicurezza musi lunghi e rabbia "silenziosa"

Musi lunghi e rabbia che serpeggia. Ma bocche cucite. Gli uomini deputati alla sicurezza dell’aeroporto di Malpensa il giorno dopo la rimozione dei dirigenti della Polaria non fanno commenti. E non potrebbe essere diversamente: la loro responsabilità è grande, il loro ruolo all’interno dell’hub fondamentale e ora si sentono in qualche modo presi di mira. Loro, che con il mirino spianato devono vivere tutti i giorni.
Solo qualche frase rubata qua e là, voci senza volto. Qualcuno si è dimenticato che se la sicurezza a Malpensa fa acqua a rimetterci sono i passeggeri ma anche chi i passeggeri li deve proteggere. Il numero delle guardie all’interno dell’aeroporto è di 310 (280 poliziotti più 30 dipendenti di una società esterna) e si lamenta la mancanza di almeno altrettanti agenti: sarebbe come mettere una guardia giurata disarmata davanti alla Banca d’Italia. 
L’esempio forse non calza ma la realtà è più o meno questa: la recinzione attorno all’aeroporto è "inefficace"? Le macchine passano avanti e indietro in continuazione, si fa sfuggire qualcuno, ma è impensabile piazzare un uomo ogni mezzo metro, ventiquattro ore su ventiquattro. Di agenti in più ce ne vorrebbero tremila non trecento. 
La tensione è alta: la sensazione è che questi "scoop" non facciano bene a chi lavora in aeroporto ed è in prima linea. 
Oltre ai passeggeri da controllare (alcuni dei quali hanno preso a pretesto l’inchiesta per diventare arroganti e rifiutarsi di "collaborare" con gli agenti che a volte devo eseguire perquisizioni approfondite), c’è il problema degli stranieri che entrano illegalmente, di tutte le porte d’accesso da sorvegliare, di guardare "oltre le facce" dei 18 milioni di passeggeri che quest’anno sono transitati da Malpensa. 
Se a questo si aggiunge che gli addetti al controllo dei bagagli devono, dal 1° gennaio 2003, passare al radiogeno tutte le valigie e sequestrare di tutto, dai coltellini svizzeri agli skateboard, ci si rende conto di quanto sia complesso mettere in atto sistemi di controllo davvero inattaccabili. 

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Pubblicato il 04 Novembre 2003
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