«Spostiamo il campo nomadi per dare loro più dignità»

Il sindaco difende la scelta di cambiare sede ai Rom. Lettera aperta al presidente della provincia

Riceviamo e pubblichiamo

Caro Presidente Reguzzoni, 

la lettera che mi ha inviato inerente il trasferimento del “campo nomadi” – oggi sito nei pressi del ponte della Mornera a Gallarate – su un terreno confinante con Cardano al Campo mi obbliga a risponderLe con alcune considerazioni. Innanzitutto mi corre l’obbligo di precisarLe che non si tratta di un “campo nomadi”, bensì di un’area attrezzata per famiglie di nomadi stanziali con regolare residenza a Gallarate: si tratta dunque di cittadini gallaratesi che a tutt’oggi vivono in condizioni di estremo e inaccettabile disagio alle quali un’intera generazione politica non ha mai saputo – o voluto – trovare una soluzione. E parlo, mi preme ripeterlo, di una soluzione al disagio di nostri concittadini.

Quanto individuato e deciso dalla Giunta che ho l’onore di presiedere credo sia il modo più corretto per risolvere questo profondo disagio, nel rispetto della dignità umana. La soluzione adottata dal Comune di Gallarate mira a una profonda responsabilizzazione dei residenti in questione, con la sottoscrizione di contratti nominali per tutti coloro che avranno in assegnazione una piazzola nell’area attrezzata che si va a realizzare: ciascun assegnatario pagherà le proprie bollette di acqua e luce, nel segno, ripeto, di un’opera di responsabilizzazione civile e sociale di questo gruppo di persone. Ritengo, come Sindaco, ma anche come Cittadino, che la politica debba trovare risposte, evitando di nascondersi dietro l’ipocrisia, facendo finta che i problemi non esistano. 
L’Amministrazione Comunale di Gallarate è fiera di aver saputo affrontare tanti problemi che si sono presentati sul suo territorio, problemi spesso anche “scomodi”, “spinosi”: è un punto fondamentale che ci siamo posti nell’ottica di offrire a Gallarate una svolta nel modo di agire attraverso un’azione decisa, ma allo stesso tempo rispettosa e attenta nei confronti della persona e della dignità umana. Condivido quanto Lei afferma, che “l’integrazione e la positiva convivenza non passano attraverso polemiche e non debbono essere frutto di decisioni unilaterali”; allo stesso tempo però credo che proprio in virtù di queste affermazioni non possa neppure più essere accettata la “cultura” per cui un problema venga ritenuto di pertinenza di una sola comunità. Se le decisioni vanno prese collegialmente, occorre che ogni amministrazione viva le problematiche come collegiali e unitarie e non lasci invece quella che si definisce la classica “patata bollente” nelle mani di una sola realtà. Di questo tipo di situazioni, Signor Presidente, posso veramente parlare a ragion veduta, avendo già vissuto momenti analoghi in merito alla ben nota questione moschea. Proprio queste ore di profondo cordoglio che sta vivendo il nostro Paese ci aiutano forse a capire l’importanza e il ruolo che le istituzioni debbono avere, ci fanno capire quale scala di valori e di giudizio le istituzioni debbano adottare nell’affrontare i problemi per poter sviluppare e garantire la convivenza civile e democratica. I fatti accaduti ieri e che hanno così duramente colpito le istituzioni italiane ci aiutano a riflettere e a recuperare un metodo di giudizio sulle cose. L’alto tributo pagato dai nostri carabinieri impegnati a occuparsi degli “ultimi”, dei bisognosi, ci aiuta a riaffermare l’importanza della dignità umana. E dunque, proprio in queste ore, pensare a quanto viene affermato da alcuni che l’area attrezzata per i nomadi è “brutta” a vedersi passa veramente in secondo piano davanti a famiglie con bambini che da oltre vent’anni, vicino a noi, vivono in un luogo malsano. 
Sicuramente, come Sindaco di un Comune che vede nella Sua persona un Presidente della Provincia sempre attento ai problemi dell’intera comunità che governa e al quale ribadisco la mia stima e fiducia personale, ascolto e accetto i Suoi consigli e non mi sottraggo neppure ai Suoi richiami nei miei confronti. Solo, Signor Presidente, vorrei che le critiche sollevate in questi giorni avvenissero davanti alle famiglie e ai bambini del “campo nomadi”, dando loro, allo stesso tempo, una spiegazione plausibile, motivata, ragionata sul perché di un loro eventuale mancato spostamento.

Nicola Mucci 
Sindaco di Gallarate

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Pubblicato il 13 Novembre 2003
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