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I primi a scomparire dal bancone sono stati salumi e alcolici. Un anno e mezzo fa, Francesco Giuliani, 30 anni, panettiere di Gallarate, si converte all’islam. Dal suo negozio toglie la vendita di alimenti non conformi ai precetti religiosi. Ma non cambia vita, città e affetti. Rimane un italiano tra gli italiani. Ha solo un credo diverso. Si sposa con una donna non convertita che però accetta la sua scelta, comincia a frequentare la moschea di via Peschiera, oggi chiusa. Lei è un italiano passato alla religione islamica, come ha vissuto la chiusura della moschea? «Quello è l’unico ritrovo per i musulmani. Non è una moschea ma la sede del centro culturale. Noi abbiamo solo chiesto di poterci mettere in regola con la legge, ma il comune è stato molto rigido. Ci sembra che abbia voluto ostacolare, più che favorire una soluzione. Io sono un ex cristiano praticante, e mi sarei molto arrabbiato se mi avessero impedito di andare in chiesa». Gli altri musulmani cosa pensano? «Per loro pregare insieme è un’esigenza spirituale, inoltre il corano dice che la preghiera comunitaria vale ventisette volte di più. Siamo disponibili a cercare un altro posto, ma il comune ci dovrebbe concedere la destinazione dell’area a luogo di culto». Siete demoralizzati? «No, il morale è alto, perché l’islam è forza d’animo. E’ una prova, che credo rafforzerà la fede di chi magari non crede con convinzione». Veniamo alla sua storia, come ha deciso di diventare musulmano? «Come dicevo, io ero cattolico praticante. Mio cognato è egiziano. Mi confrontavo spesso con lui, finché un giorno, un anno e mezzo fa, mi portò il corano, tradotto in italiano. Pensai: signore, se questa è la verità, falla entrare nel mio cuore. Lessi le prime pagine e fui conquistato». E’ stato difficile entrare nella comunità islamica di Gallarate? «No, io portavo il pane alla macelleria islamica del quartiere. Gli raccontai della mia decisione e loro mi accettarono a braccia aperte». Ha avuto problemi di esclusione da parte dell’ambiente in cui è cresciuto? «No, con gli amici se ne discute ma rispettano la mia scelta. Lo stesso mia moglie. Ho avuto qualche problema con i miei genitori, ma io li onoro e li rispetto, come dice il corano. Sa che cosa mi stupisce invece?». Che cosa? «Io faccio ragionamenti studiati, approfondisco le questioni e so che cosa dice la bibbia, il vangelo e il corano. Gli italiani che parlano male dei musulmani, invece, spesso si basano solo su luoghi comuni, non conoscono davvero che cosa dice la nostra religione. La maggior parte delle incomprensioni nascono proprio dalla mancata conoscenza, altrimenti non vedrebbero l’islam come il nemico». Trova che l’immagine che gli italiani hanno dei musulmani sia falsata? «Sì, anche se c’è stato qualche episodio di musulmano che non ha studiato bene il corano. Penso alla vicenda del crocifisso. Un vero musulmano non può accettare questo exploit. Bisogna rispettare i simboli religiosi degli altri, Se tu attacchi in quel mondo, scateni una reazione difensiva». Che speranza ha per il futuro? «Spero che il corano venga portato in tutto il mondo e che la nostra religione divenga quella di maggioranza. Tutto questo senza imposizioni però, perché la religione non si impone. Penso a una spontanea conversione». Come educherete vostro figlio? «Conoscerà entrambe le nostre religioni, ma io credo che imparerà la verità, crescendo». Sceglierà il corano? «Penso di sì».
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