Analisi della presenza straniera e problemi visti dall’interno
L'intervento dell'Associazione CIttadini del mondo
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Continuiamo la riflessione sui dati della presenza straniera a Sesto, presentata una prima volta nel precedente Consiglio Comunale aperto del 7/11/01, arricchita dalla nostra lunga convivenza scolastica con loro, e che ci sembra purtroppo ancora molto attuale. Rispetto a due anni fa il fatto più importante intervenuto nella storia del rapporto tra i cittadini stranieri e la nostra Amministrazione è l’approvazione e l’applicazione della legge Bossi-Fini, che ha permesso la regolarizzazione di molti cittadini stranieri provocando, a cascata, una serie di conseguenze, non sempre previste e volute dal legislatore. Possiamo dire che con la legge suddetta si è in gran parte chiusa (almeno da noi, non a Lampedusa purtroppo) una prima fase dell’immigrazione, già in via di superamento con la legge 40/98, in cui i cittadini extracomunitari erano visti come persone bisognose, con forti bisogni primari, quei bisogni che la nostra società si è messa alle spalle: mangiare, dormire, lavorare, curarsi, capire e farsi capire. Era una situazione sociale immersa nella illegalità: spesso illegalità nella presenza, più spesso ancora illegalità nel rapporto di lavoro o di cessione dell’alloggio. A questa presenza la nostra società sestese ha risposto, a mio parere, con un blando e scarso razzismo, con molto infondato allarmismo e anche con non imprevista solidarietà, da parte dell’Amministrazione e delle associazioni di volontariato. La nostra, Cittadini del Mondo, si proponeva e si propone “di eliminare quelle barriere culturali, a partire da quella della lingua, che complicano una convivenza civile, per trasformare una presenza inaspettata in una occasione di arricchimento reciproco”, come dicevamo qui due anni fa. Con le regolarizzazioni messe in atto prima dalla legge Turco Napoletano e poi dalla legge Bossi-Fini si è avviata una seconda fase: finalmente autorizzati a cercarsi un alloggio, un lavoro ancora precario ma meno saltuario, i cittadini stranieri, a dispetto della legge che li considera braccia da utilizzare a termine, hanno potuto permettersi di essere uomini, con una famiglia da ricongiungere, dei bambini da crescere, una cultura, una competenza professionale e una dignità da far rispettare. Abbiamo ora (ad ottobre 2003) a Sesto, regolarmente registrati, 532 cittadini extracomunitari, 93 minori, di cui 39 in età scolare (80 nel 2002). Si sono stabilite 97 famiglie (non abbiamo dati certi per il 2002). Questi numeri, che segnalano soprattutto regolarizzazioni più che nuovi arrivi, ci fanno intravedere due possibili conseguenze:
In particolare, noi come associazione i cui soci sono di ogni parte del mondo, stiamo verificando una cosa curiosa: ogni volta che affrontiamo un problema posto dai cittadini stranieri, scopriamo che riguarda allo stesso modo gli italiani (e questa è già una prevista integrazione: i poveri sono uguali dappertutto). Ad esempio: – L’estraneità: abbiamo contato 532 cittadini estracomunitari. A questi “stranieri” dovremmo aggiungere altri 111 “stranieri”, facenti parte della comunità europea o del mondo ricco (Svizzera e USA). Abbiamo calcolato fra gli extracomunitari ancora i polacchi, i cecoslovacchi, gli sloveni, gli ungheresi, ma dal 2004 non lo saranno più. Fra non molto anche i turchi, forse i moldavi, le ucraine e le croate entreranno nella comunità europea. C’è la domanda per un allargamento perfino a Israele e al Marocco. Intanto gli abitanti del Canton Ticino e degli Stati Uniti restano “extracomunitari”. Non possiamo più vivere come se il mondo fosse diviso chiaramente fra “nostri” e “forestieri”: sono tutti in misura diversa nostri vicini. Ci dobbiamo attrezzare anche noi, culturalmente, psicologicamente, amministrativamente a convivere con altre culture, senza confini isolanti. Se ci fan sorridere i nostri genitori che non riuscivano ad accettare i “meridionali”, non diventiamo noi ridicoli agli occhi dei nostri figli, che giocano senza problemi con bambini di ogni lingua e colore. – la casa. Trovare un appartamento a prezzi ragionevoli per un lavoratore dipendente è un problema degli stranieri ma anche dei giovani sestesi, e delle coppie anziane. L’edilizia popolare in Lombardia è ferma da tempo: si impongono risposte alternative e ravvicinate. In molte altre città (dal Friuli al Piemonte all’Umbria) si è dato vita a forme cooperative e finanziarie formate da Enti locali, imprese e associazioni, per garantire un alloggio agli stranieri. Forse Sesto da sola è troppo piccola, ma si possono studiare forme consortili più ampie. – Il lavoro dignitoso. Non ci sono solo stranieri ad affollare le agenzie interinali. Per molti dei nostri figli un lavoro stabile, che significa indipendenza economica, è da attendere per anni. E senza una busta paga sicura che garantisce, nessuna banca ti fa un mutuo per comprar casa o iniziare una tua attività. Tutta l’economia giovanile è affidata alla precarietà, e per fortuna la regolarizzazione degli stranieri sta portando ossigeno alle casse dell’INPS, diversamente anche la pensione sarebbe un sogno impossibile. – La burocrazia. Abbiamo aperto a Sesto uno “sportello immigrati” la cui funzionalità è stata preziosa sia per gli stranieri che per i datori di lavoro italiani, ma rischia ugualmente di servire a poco se gli uffici provinciali (Questura e Prefettura) rallentano il disbrigo delle pratiche. Siamo ancora al punto che i lavoratori devono attendere parecchi mesi il rinnovo dei permessi di soggiorno, senza i quali la legge vieta loro di avere un lavoro e quindi vanno incontro alla espulsione prevista dalla stessa legge per chi non ha un contratto di lavoro. Tutto ciò per sola colpa della nostra burocrazia che sta creando situazioni a circolarità perversa. Il primo risultato di questa inefficienza è la presenza di lavoratori soprattutto precari e non qualificabili: stiamo diventando noi un sistema produttivo da terzo mondo. E’ urgente che vengano decentrati maggiori compiti agli sportelli per stranieri, sveltendo la soluzione delle pratiche: Questura e Prefettura si sono dette disponibili, ma è meglio se le Amministrazioni Comunali tengono insistente la richiesta. – La formazione professionale. Gli stranieri ci chiedono di insegnare loro l’italiano e di permettergli di acquisire almeno la licenza media, perché i loro titoli di studio non sono da noi riconosciuti, ma la stessa richiesta viene dagli italiani. A Sesto c’è una forte domanda di scuola per adulti, lo avevamo già segnalato, perché le competenze professionali crescono più velocemente delle competenze scolastiche, domanda che non può più essere affidata ai soli corsi della biblioteca o ai brevi corsi di informatica che offriamo noi in collaborazione con la scuola superiore. Le scuole serali funzionanti in provincia non sono facilmente raggiungibili da Sesto. Non sarebbe il caso di farsene carico da parte delle istituzioni competenti? – La mobilità. Già l’avevamo sottolineato: a Sesto chi non ha l’auto spesso non può accettare lavori fuori dai confini comunali, non può fare la spesa nei supermercati (e i piccoli negozi, rari, tendono a chiudere), gli anziani non hanno conveniente accesso ai servizi pubblici, soprattutto agli ospedali e ambulatori di Angera o di Somma. Eppure il Sempione è perennemente attraversato da pullman di linea, semivuoti. – Gli spazi sociali. Sappiamo che vivere non significa solo mangiare, dormire, lavorare, stare in famiglia, soprattutto per i giovani. Ma spazi per incontrarsi, comunicare, attivarsi assieme spesso non sono a portata di mano; a maggior ragione per giovani stranieri con difficoltà di comunicazione. Succede che giovani stranieri, percentualmente in aumento tra noi, che hanno già frequentato la scuola, già conseguito un diploma, si reiscrivano alla scuola serale di italiano, per non stare soli, perché non sanno dove andare, per incontrare qualcuno con cui chiacchierare e stare assieme. Noi non siamo in grado di offrire di meglio, neppure è competenza dell’Amministrazione farlo, ma aiutare o almeno non ostacolare i cittadini che cercano di crearsi spazi di crescita umana, culturale, religiosa (che siano luoghi di culto per i pentecostali, moschee per gli islamici, associazioni di ogni tipo per altre etnie o nazionalità) è un atteggiamento costruttivo di convivenza e civiltà da tenere ben presente. – Due anni fa abbiamo segnalato altri due problemi: la maggior presenza femminile e infantile, quest’ultima destinata a moltiplicarsi rapidamente, e abbiamo auspicato interventi a loro favore, soprattutto un interessamento dei consultori o servizi sanitari territoriali e una riorganizzazione scolastica o un aggiornamento specifico ai docenti. Non ci pare sia successo molto. Non c’è neppure una verifica dell’assolvimento dell’obbligo scolastico. Non vorremmo che sia diffuso un atteggiamento di attesa passiva “che questa bufera passi”, perché la multinazionalità delle presenze sicuramente è destinata a crescere, e i problemi a radicarsi ed espandersi, se non affrontati subito, a tutti i livelli della nostra vita sociale, da parte di tutti i responsabili oltre all’Amministrazione Comunale che non solo questa sera è sensibilmente attenta ai problemi dell’immigrazione. |
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