Le associazioni: «Occorrono progetti per far vivere le piccole realtà»
Enti locali "preoccupati" dalla trasformazione. Come si organizzano alcune associazioni presenti in provincia associazioni di volontario
Servizio Civile Volontario: per qualcuno è una trasformazione preoccupante, per qualcun’altro un passaggio quasi auspicabile.
E in ogni caso già ampiamente preparato, come nel caso dell’Arci:«Sono 5.500 gli obiettori a livello nazionale legati all’Arci, mentre a Varese sono tra i cinque e i dieci all’anno – spiega Franco Zanellati, responsabile della sede di Varese di Arci-Servizio Civile – E abbiamo già usufruito di tre bandi, portando per esempio un volontario di Servizio Civile a Legambiente e uno alla UISP. Ma il lavoro più impegnativo sarà quello di fare da tramite per l’ideazione e la presentazione dei progetti pensati dalle realtà più piccole, che da sole non potrebbero o comunque faticherebbero a presentare i progetti, condizione indispensabile per entrare nei bendi che poi concedono i finanziamenti».
Diversa è la situazione degli enti locali e dei Comuni, che soffrono questo radicale cambiamento: «Noi abbiamo quasi una tradizione nel servizio civile: gli obiettori nel nostro comune sono principalmente nelle attività dell’assessorato ai servizi sociali ma sono stati spesso utilizzati anche in altri campi – spiega il Dott. Spatola, funzionario del Comune di Varese – Non c’è dubbio che da parte di molti enti locali anche piccoli, per cui gli obiettori rappresentavano un’oggettiva risorsa, c’è preoccupazione. E anche da parte nostra c’è il rammarico di avere fatto diventare volontario questa particolare forma di servizio alla Patria. Noi comunque, che abbiamo circa 40 obiettori, abbiamo presentato già 20 progetti»
Le associazioni del terzo settore, in realtà, sono già pronte a questo nuova realtà: ne è prova la Caritas Ambrosiana, che da più di dieci anni porta avanti il servizio civile volontario per le ragazze che desiderano farlo. «Attualmente sono 50 le ragazze inserite nell’ambito della Diocesi in questo programma, mentre in provincia di Varese sono 10 le ragazze che si sono rivolte a noi per fare quest’esperienza – spiega Mario Salis, referente per la zona pastorale di Varese della Caritas Ambrosiana – Quello che a noi importa ora è di promuovere attività e progetti a livello decanale. E poi siamo ben consci che una volta specificati i progetti il problema sarà quello di sensibilizzare i ragazzi al servizio civile».
Nel terzo settore non sono però pronte solo le più grandi realtà, ma anche le più piccole. Tanto pronte che si possono trovare casi quasi opposti a ciò che si attenderebbe, come nell’esempio del villaggio SOS di Morosolo:
«Noi di obiettori non ne avevamo proprio chiesti, prima – spiega Davide Vassallo, coordinatore del Villaggio SOS – il nostro è un servizio all’infanzia, che necessita di persone motivate e preparate, cosa che spesso tra gli obiettori, francamente, non succedeva. Ora, presentando un nostro progetto, abbiamo ottenuto quattro volontari (volontarie presumibilmente, poiché la legge per il momento apre le porte solo alle donne e agli inabili al servizio di leva, n.d.r.) per di più dal percorso scolastico mirato, poiché abbiamo proposto crediti formativi che ovviamente interessano principalmente gli studenti di scienze dell’educazione o di facoltà simili».
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