Dal mondo a Varese, benvenuti nell’Anolf

Oltre quaranta persone hanno partecipato all'assemblea alla cooperativa di Biumo indetta dall'Associazione nazionale oltre le frontiere

Sono circa quaranta. Vengono dal Senegal, dal Perù, dal Pakistan e dalla Costa D’Avorio. Con loro anche un tunisino e un marocchino, nonostante nel pomeriggio le due nazionali di calcio si stanno affrontando per la finale di Coppa D’Africa. Sono loro i protagonisti dell’assemblea organizzata dall’Anolf-Cisl (Associazione nazionale oltre le frontiere).
 «Io da italiano e varesino ritengo che questa sia una grande riunione. Nessuna organizzazione è capace di portare in un’assemblea più di dieci immigrati», esclama con soddisfazione Sergio Moia, copresidente dell’associazione insieme al senegalese Thierry Deng. «Siamo una forza vitale per l’Italia – aggiunge quest’ultimo – e lo saremmo ancor di più se gli italiani imparassero a prendere qualcosa anche da noi e dalla nostra cultura, senza identificarci sempre con qualche problema o come soggetti bisognosi solo di assistenza e carità». 

Una volta vinto il primo imbarazzo, anche per qualche difficoltà  linguistica, Lamine, Rida, Seydou, Mohamed, karim e gran parte dei presenti intervengono spiegando la loro visione dell’associazione e il significato della  partecipazione all’assemblea. Interventi mirati non solo alla risoluzione di problemi contingenti, ma anche alla percezione della convivenza con gli italiani. È palpabile la necessità di uscire da una situazione di emergenza e di rientrare in una dimensione più umana e normale, che non sia fatta solo di «casa e lavoro, lavoro e casa». 
«Già la casa, come se fosse facile averne una», rilancia Seydou. «La gente  fatica ad affittarti un appartamento se sei extracomunitario – spiega  Lamine -, anche se lavori in regola e paghi i contributi. L’associazione potrebbe aiutarci in questo e soprattutto stimolare gli immigrati a rispettare i luoghi dove si vive, perché a volte la diffidenza dipende da noi che non curiamo bene le nostre case». Una giovane donna venezuelana, quasi al termine della gravidanza, si alza e annuisce: «Anch’io ho faticato per trovare casa, nonostante aspetto un figlio», dice con un filo di voce.
Una grande consapevolezza del rispetto delle regole, della necessità di un’integrazione maggiore e soprattutto dell’importanza della comunicazione. «L’associazione è un grande strumento – dice il tunisino Rida – perché ci permette di avere informazioni utili, ma anche di poterle dare. Se le autorità vogliono parlare o comunicare qualcosa a noi extracomunitari come fanno. Un gruppo organizzato è un riferimento preciso e puo’ affrontare le situazioni anche per chi da solo non puo’». 
«Solo da gennaio – aggiunge Deng – il modo di registrarsi in questura è cambiato 4 volte. C’era gente che andava e veniva dall’ufficio come una trottola senza concludere niente. Con chi parlavano le autorità? Chi informavano di questa situazione?»

La presenza dell’avvocato dell’Anolf, Enzo Cosentino, permette di fare anche un punto della situazione sulle domande bloccate in Prefettura. «La legge Bossi Fini ha molti aspetti d’incostituzionalità – spiega il legale -. Uno dei problemi più grossi oggi è la notificazione della mancata accettazione o del rigetto della domanda, che viene fatta al datore di lavoro anziché al lavoratore extracomunitario. Nella maggior parte dei casi, quindi, accade che il lavoratore non sapendo dell’avvenuta notifica non puo’ fare opposizione al provvedimento di fronte al Tar».
Dopo un’ora di assemblea è venuto il momento di bere qualcosa tutti insieme. Karim fa da interprete per i pakistani, un po’ isolati e timidi rispetto agli altri. E Rida, che si era lamentato per le assenze dei tanti connazionali magrebini (il 40 per cento degli immigrati in provincia di Varese sono marocchini e tunisini) rimasti incollati davanti al televisore per vedere la partita dell’anno, sorride sornione. La Tunisia, dopo novanta minuti contro i fratelli del Marocco, è la nuova  regina d’Africa.


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Pubblicato il 15 Febbraio 2004
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