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«Caro cittadino, mi darebbe il suo voto?» «Non posso, sono uno straniero immigrato e non ho il diritto di voto». Non è un dialogo surreale, bensì uno dei tanti episodi accaduti in questi giorni durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative che interessano 92 paesi del Varesotto . «È accaduto in un comune della Valceresio – spiega M’hammed Sayaih dell’Anolf – e non è l’unico. Alcuni candidati sindaco non conoscono l’attuale normativa sull’immigrazione e probabilmente sono poco informati anche sul dibattito in corso in questi mesi proprio sul voto amministrativo agli stranieri». La domanda, sprovveduta ma interessata, posta dal candidato in corsa, ha comunque una sua ragione di essere. La "lobby" degli immigrati potrebbe rappresentare un succulento piatto elettorale, considerato che in provincia di Varese risiedono stabilmente e lavorano almeno 40 mila stranieri. Il ragionamento non cambia se lo si trasferisce sulle europee. Hicham Mourtadi, marocchino di origine, dal 1991 in Italia e residente a Sesto Calende, si è visto inviare sul telefono cellulare il messaggio della Presidenza del Consiglio che invita gli italiani a recarsi ai seggi. «All’inizio – dice Hircham – ero divertito, poi la cosa mi ha fatto pensare. Sono da quasi quindici anni in Italia, la mia vita è qui, e forse avrei anche il titolo per esprimere un giudizio politico attraverso il voto. L’errore di un sms nasconde una verità». "Dove c’è la società, c’è il diritto", recita una massima aristotelica. Un po’ confusa e incasinata, ma c’è. In questi giorni di debutto della calura estiva e di bagarre elettorale, il diritto svela tutte le sue contraddizioni. Per i circa 500 pakistani, raggirati e sfruttati da imprenditori senza scrupoli (sui quali c’è un’inchiesta della procura in corso), il futuro rimane ancora incerto. Molti di loro si aggirano per gli uffici dei vari patronati e sindacati: in una mano stringono il modello Unico 2004 o il cud per pagare le tasse, nell’altra il decreto di espulsione. Dove c’è il diritto, c’è la società.
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