Bagnini e torrette contro la leggenda di Sant’Anna
Dopo l’ennesima morte per annegamento nelle acque del Verbano si riapre la polemica sulla mancanza di bagnini sulle rive del lago
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Il vecchio proverbio che ti raccontano in questo periodo gli anziani che vivono sul lago Maggiore dice che a Sant’Anna, il 26 di luglio, il lago si prenda sette vite e a volte è vero come nel caso del turista tedesco morto proprio il 26 luglio scorso nelle acque antistanti a Brissago. Risucchiato dalle correnti del lago e restituito solo il giorno dopo. A parte i proverbi e le leggende che aleggiano attorno al lago Maggiore, come attorno a tutti gli specchi d’acqua, vi è un problema di fondo che ogni estate si pone sulle spiagge affollate non sempre da provetti nuotatori e che, a causa della assoluta mancanza di sicurezza, possono ritrovarsi in situazioni per niente facili nelle tanto calme quanto insidiose acque lacustri. Roberto Carullo, responsabile provinciale della sezione varesina della Società nazionale di salvamento e della guardia costiera ausiliaria, lo va ripetendo da anni che serve un serio servizio di bagnini sulle spiagge di tutto il lago Maggiore al di qua della frontiera senza tuttavia sortire risultati. «Anche per quest’anno, nonostante dei timidi contatti con la Provincia, non se ne farà nulla – commenta amaramente Carullo da una piscina nella quale presta servizio – e le spiagge del Verbano rimarranno nella lista nera delle spiagge più insicure d’Italia con nessun bagnino a salvaguardare le migliaia di turisti che le affollano». La Società di salvamento della provincia di Varese possiede una piccola barca a Castelveccana che dovrebbe controllare tutta la sponda lombarda. «Le nostre spiagge hanno bisogno di torrette e bagnini – continua Roberto Carullo – e la provincia deve investire su questa categoria che può, opportunamente preparata, azzerare il rischio di morti per annegamento le quali, oggi, risultano tanto assurde se si pensa che negli anni trenta a Luino esistevano torrette e bagnini su ogni spiaggia». Altri tempi? Eppure oggi si sente parlare di turismo come allora, la vocazione del territorio non è cambiata e le amministrazioni non riescono a spendere un centesimo per la crezione di strutture adeguate al salvamento o per l’acquisto di mezzi natanti per la perlustrazione: «Solo in un paio di occasioni siamo riusciti a mettere in piedi un servizio di volontariato a Castelveccana e a Maccagno ma l’esperienza non si è più ripetuta». I bagnini con il brevetto, preparati dallo stesso Carrullo, preferiscono lavorare nelle piscine private o comunali dove percepiscono uno stipendio. «Se i contati con la Provincia e il prefetto Pironti continueranno – conclude Carrullo – forse avremo un mezzo in più per la prossima estate ma è chiaro che si tratterà di uno sforzo inutile fino a quando non si capirà che servono operatori sulle spiagge più affollate pronti ad intervenire immediatamente , ma i sindaci e la Provincia continueranno a nascondersi dietro alla non balneabilità della maggior parte delle spiagge». Chissà forse a sfatare la leggenda di Sant’Anna servirà quella di Santa Sofia che, nel 1500 salvò dalla tremenda tempesta che agitava le acque del Ticino la giovane figlia di un pescatore distratto. |
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