Bossi si dimette, la Lega: «Andiamo avanti»
Dalla segreteria provinciale all'europarlamento, sono diversi i commenti raccolti dagli esponenti leghisti dopo la decisione del Senatur di abbandonare l'incarico di ministro delle riforme
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Bossi si dimette da ministro e da senatore per dedicarsi completamente al suo ruolo di eurodeputato a Strasburgo, e i politici locali della Lega non mancano di commentare questo importante sviluppo della situazione.
Toni ben più rassicuranti, invece, quelli del consigliere regionale Giampiero Reguzzoni. «Si è trattato di una decisione ponderata e valutata, assunta in accordo con il Consiglio federale, e che non implica affatto l’abbandono del governo. Noi continueremo a batterci per il federalismo e ad attuare una buona amministrazione negli enti locali». Il segretario provinciale della Lega Leonardo Tarantino ribadisce: «Questa crisi voluta da UDC e AN non risolve il nodo delle riforme, caro alla Lega. Mai come oggi c’è bisogno di Bossi, la cui mossa è netta e chiara. Se a Roma la politica torna alle bassezze della prima Repubblica, il senso delle dimissioni di Bossi è quello di volare alto». L’eurodeputato Francesco Speroni a questo proposito si sente un po’ un precursore. «Già io, una volta eletto a Strasburgo, rinunciai alla carica di parlamentare a Roma, quando ancora non c’era l’obbligo di scegliere. A quanto si dice quasi tutti gli eletti al Parlamento europeo hanno rinunciato alla carica di deputato o senatore a Roma, dunque la scelta di Bossi non deve stupire». Una scelta europeista? O un rifiuto della politica romana? «Per me – risponde Speroni – ai tempi, la scelta di abbandonare la mia carica nel Parlamento italiano significò una fuga da Roma, ritengo che lo stesso si possa dire per Bossi. In coerenza con il nostro programma e la nostra storia, e di fronte ad una situazione difficile, “via da Roma” è un’opzione sempre valida». Tra i papabili a succedere al Senatur sembra farsi largo il nome di Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e coordinatore delle segreterie nazionali della Lega, oltre che uno dei ‘saggi’ ispiratori del progetto di riforma federalista per la Cdl. E’ stato lo stesso Calderoli a ventilare questa possibilità, parlando con i giornalisti; l’ indicazione finale verrà comunque dallo stesso Bossi. |
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«È una scelta imprevedibile, davvero alla Bossi» dice il presidente della Provincia di Varese Marco Reguzzoni. «Ma non sono sorpreso da questa decisione, conosco bene Umberto. Adesso, chi pensava di poter fare i conti senza la Lega dovrà ricredersi. A livello locale non prevedo ripercussioni».
E proprio al capo del governo sembrano riferirsi alcuni aspri commenti di Alessandro Vedani, coordinatore provinciale della Lega. «Dimettendosi, Bossi fa chiarezza e responsabilizza chi ha creato l’attuale situazione silurando Tremonti e facendosi ricattare dall’UDC. Le condizioni politiche attuali sono incompatibili con il programma per il quale la Lega si è impegnata con i suoi elettori. Siamo stanchi di portare acqua al mulino senza ricavarne alcun beneficio. An e UDC rischiano però ripercussioni pesanti, a causa delle loro politica assistenzialista. Il governo ha fatto di tutto per non soddisfare appieno gli interessi del Nord. Il risultato è che si assiste ad uno scontro tra diverse parti del Paese che hanno differenti necessità: più Stato al Sud, meno Stato al Nord. Ciò rende più attuale che mai il tema del federalismo».





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