Come l’imam di Carmagnola

L'ex capo della comunità islamica varesina colpito dallo stesso provvedimento del senegalese allontanato nel novembre 2003

Se ne è andato nella notte, senza dire una parola. Senza rilasciare dichiarazioni ufficiali. Nel silenzio. Sapeva che stava scherzando con il fuoco, dicono adesso negli ambienti delle comunità islamiche. Forse Abu Ajub se lo aspettava il decreto di espulsione e quando è arrivato non ha fatto pagliacciate. Per lui il ministero dell’Interno ha predisposto lo stesso trattamento riservato al senegalese Fall Mamour, alias Abdul Kadel, alias el Fkih, noto come «imam di Carmagnola»: espulsione urgente per turbativa dell’ordine pubblico e pericolo per la sicurezza dello Stato». Anche Abu Ajub, l’ex imam della moschea di via Giusti e ora della moschea di Como, è poligamo, con doppia moglie. Ma le analogie con l’imam di Carmagnola finiscono qui. La donna sposata di recente, a differenza della compagna del leader islamico piemontese sorpresa all’aeroporto anche da Striscia la notizia, si è rifiutato di seguire Ajub in Marocco, decidendo per il momento di restare in Italia.
Nessuna accusa in particolare verso l’imam lombardo. Non si tratta di un atto di polizia giudiziaria, benché Abu Ajub fosse ben conosciuto alle autorità. Si tratta piuttosto di un provvedimento amministrativo rientrante nelle facoltà del ministro degli Interni sulla base dell’articolo 13 della legge 286 del 1998 sull’immigrazione che prevede misure di questo tipo per motivi di ordine pubblico e di sicurezza dello stato.
Sia lui che l’ex imam della moschea di Como, raggiunto da un analogo procedimento di espulsione, erano regolari. Entrati in Italia regolarmente, con permesso di soggiorno, residenza e lavoro legale. Ma, al di sotto di questa patina di integrazione, è una esibita violenza verbale, un frequente disponibilità ad un comportamento anti-occidentale, la molla che ha fatto scattare l’allarme. Il rischio, vale a dire, di una implicita attività di proselitismo al vocabolario della guerra santa. Indesiderata, dunque, adesso la sua persona, perché potenzialmente pericolosa.
Quello che non era successo per l’attuale imam di Varese, Addel Majid Zergout, è successo per il suo precedessore. La casa di Zergout era stata perquisita nell’ambito di un’inchiesta della procura di Brescia, ma nessun provvedimento alla fine lo aveva coinvolto. Anche Abu era stato oggetto di una indagine condotta dalla Procura milanese e anche lui in quel frangente sembrava esserne uscito indenne.
Ora il decreto amministrativo direttamente dal Viminale, nel pieno dell’emergenza terrorismo ferragostana e sotto il carico di tensione degli appelli antiitaliani su Internet. Non è più tempo di badare al sottile.
"Ci vuole un cuore carico d’amore per far fronte ad un mondo carico di odio e l’Islam è una religione d’amore" commentano ora dalla sua comunità. Quel che si teme, e si è temuto, è che Abu Ajub abbia fronteggiato dal pulpito questo mondo carico d’odio senza la necessaria riserva di tolleranza.

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Pubblicato il 17 Agosto 2004
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