Ispra avanguardia italiana della ricerca con gli embrioni?

Vanno in prima pagina sul Corriere della Sera le prime indiscrezioni su un "sì" dato al centro di ricerche di Ispra dal Comitato Nazionale di Bioetica. Ma il presidente smentisce

Ha impegnato la prima pagina del più venduto quotidiano d’Italia, il "Corriere della Sera", scosso da brividi ferragostani su di un argomento molto controverso e di grande attualità: l’utilizzo di embrioni per la ricerca. 
Una pratica che in Italia fino ad ora è inattuabile. Ma oggi,complice un articolo del Corriere che utilizza fonti non ufficiali, sembra che un primo sì alla ricerca su tessuti ricavati da embrioni sia stato dato. 
E a concederlo, seppur in via consultiva è stato l comitato nazionale di bioetica agli studiosi del centro di ricerca europeo di Ispra, più precisamente all’l’ECVAM (European Centre for the Validation of Alternative Testing Methods)  il centro del CCR che si occupa di studiare metodi  alternativi alla sperimentazione animale.

Una bella botta, in pieno ferragosto: forse nel mondo della ricerca qualcosa inaspettatamente si muove, in campi minati per di più, e il movimento arriva dal lago Maggiore.

Ma è davvero così, a Ispra si lavorerà su cellule tratte da embrioni? per il momento non è stato possibile averne conferma. Anzi, dal comitato nazionale di Bioetica arriva una mezza smentita 

"Non abbiamo per nulla dato parere positivo all’uso di embrioni – spiega il professor Francesco D’Agostino, presidente del Comitato Nazionale di Bioetica – Il Comitato in realtà ha risposto ad una lettera proveniente dal Jrc, e la decisione del comitato verteva proprio su questa lettera. Non si trattava perciò di una votazione su un documento ufficiale sulla questione, quanto su quale risposta dare a delle specifiche domande  Che riguardavano, più che altro, la situazione attuale della normativa. La domanda che ci era stata rivolta infatti era se era o no possibile dal punto di vista legale trattare in laboratorio linee cellulari provenienti da embrioni. La nostra risposta è stata che non esiste una normativa che vieti l’uso di linee cellulari, ma che il Comitato dava parere negativo, a maggioranza, sull’uso di linee cellulari provenienti da embrioni e che il Governo stava muovendosi su quella stessa linea". 

Insomma nulla vieta l’utilizzo di parti che potrebbero provenire da embrioni, ma nulla lo rende possibile: "Che non esista una normativa che vieti l’uso delle linee cellulari (che sono, semplicemente, gruppi di cellule viventi utilizzate per analisi di laboratorio, indipendentemente dal tessuto da cui provengono N.D.R.) è un fatto, e fa parte dell’attuale dibattito. Il problema non è infatti l’uso delle linee cellulari,ma la loro provenienza. Le cellule potrebbero provenire da tessuti malati raccolti per essere studiati, come da embrioni. Il problema perciò non è se è possibile o no lo studio sulle linee cellulari, quanto se è possibile farlo con linee cellulari che provengano da embrioni. E, da questo punto di vista, la provenienza embrionale è da noi sconsigliata, malgrado il nostro parere non sia vincolante".

Che decisioni poi abbia preso o pensi di prendere il Jrc in merito, dopo il parere del Comitato di Bioetica, non è ancora noto. Pur avendoli contattati non è possibile infatti avere ancora l’opinione ufficiale di Ecvam – Jrc sulla questione che ha infiammato i quotidiani nazionali.

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Pubblicato il 13 Agosto 2004
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