Le prediche infervorate di un “regolare”

Dopo l'espulsione dell'ex imam, per la Digos il caso è chiuso ma l'attenzione rimane ai massimi livelli

 Il compito della Digos di Varese è terminato: espletata l’urgenza, eseguito il provvedimento di espulsione dell’ex imam della mosche di via Giusti, non ci sono altre indagini specifiche in corso. 
Rimangono tuttavia a livelli massimi i controlli; l’attività informativa procede serrata, l’attenzione ha raggiunto i livelli di guardia. 
Le minacce delle ultime settimane contro il nostro paese, pur nella generale tendenza a fornire rassicurazioni, ha determinato uno sforzo eccezionale da parte delle forze dell’ordine, anche quelle varesine. 
Mohamed Bouhaddhu, è questo il nome vero del marocchino residente a Varese, ma domiciliato a Como da quando è diventato leader della locale comunità islamica. Il suo pseudonimo, Abu Ayub, fornito in un primo tempo da fonti a lui vicine, sembra non trovare riscontri; un nome, pare, per sviare l’attenzione. 
Si chiama invece Ben Snoussi Hassine, 43, anni, ex imam della moschea di Como e attualmente presidente dell’associazione culturale islamica lariana, il tunisino raggiunto da un analogo procedimento di espulsione. 
Hassine era già attenzionato in modo particolare: indagato per i contatti con il gruppo salafita per la predicazione e il combattimento e per i rapporti con El Sayed Abdel Kader Mohamed, il militante che risulta morto in Afganisthan. 
Nel passato di Hassine anche le indagini seguite ad un feroce pestaggio di un altro tunisino, accusato dagli islamici di essere un collaboratore della polizia. Il mandante in un primo momento era stato proprio indicato l’ex imam lariano, accusa poi archiviata.
Nessuna accusa particolare invece per Mohamed Bouhaddhu. Eppure, su di lui, riportate oggi da Repubblica, sembrano gravare già alcune minacce: «appena arriva in Marocco l’imam è un uomo morto» è il pensiero di molti all’interno della comunità islamica. 
Frasi che gli inquirenti ufficialmente non commentano. In Marocco vige la pena di morte per chi è giudicato colpevole di legami con il terrorismo dalla magistratura locale. Non è il caso di Bouhaddhu, che risulta persona indesiderata qui in Italia ma senza nessun capo d’accusa specifica.
Che l’imam varesino possa temere qualcosa dalla legislatura del proprio paese, è un aspetto che tuttavia gli inquirenti giudicano con attenzione. Può essere la spia di aspetti ancora non così definiti dell’azione del capo moschea. Una vicenda differente, insomma, quella di Mohamad Raouiane, il marocchino arrestato  dalla Digos di Varese lo scorso 19 ottobre 2003. Raouiane era accusato dalle autorità del suo paese di aver avuto legami con il gruppo terrorista implicato nella strage di Casablanca. Per lui il Marocco aveva richiesto l’estradizione, la corte d’appello di Milano aveva invece deciso per la scarcerazione. Non risulta invece che la polizia marocchina abbia mai indagato, in maniera specifica, su Bouhaddhu. 
Resta il fatto che l’uomo era controllato dall’autorità varesine, sebbene non in maniera particolare. La sua situazione personale a livello di permessi di soggiorno e di attività lavorativa ne facevano un soggetto "regolare". Di lui era comunque nota da tempo la linea dura nell’esercizio del suo magistero spirituale, facilmente declinato in proclami di rivendicazioni politiche.
Le "infuocate prediche" del venerdì tra Como e Varese: lo scarto tra l’essere regolare e un soggetto indesiderato è lieve e passa attraverso quelle parole. 

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Pubblicato il 18 Agosto 2004
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