Battute di caccia notturne per fermare i cinghiali
Gli abbattimenti selettivi stanno interessando la zona tra le frazioni luinesi di Moncucco e Fornasette
I primi spari nella notte di martedì hanno spaventato gli abitanti della zona che sono stati svegliati dall’esplosione dei colpi. Ma niente paura: i botti percepiti nella zona del Luinese non erano una sparatoria tra guardie e ladri: si trattava di agenti della polizia provinciale che stanno effettuando alcuni abbattimenti di cinghiali soliti fare scorribande devastanti all’interno dei giardini delle abitazioni o nei campi coltivati. Dopo una serie di segnalazioni e le prime richieste di risarcimenti la polizia provinciale ha così provveduto ad abbattere i cinghiali “ribelli” giudicati in sovrannumero e quindi pericolosi per le abitazioni, i campi e la circolazione stradale stessa.
Secondo il comando di Varese, che riprende i dati forniti dall’assessorato alla caccia e alla pesca della Provincia, girerebbero per i boschi del Varesotto circa 1500 cinghiali. Un numero sorprendente e che potrebbe crescere, se non si fa qualcosa, in modo impressionante dato che una madre può fare due cucciolate all’anno che possono raggiungere i dieci piccoli l’una. I cinghiali erano praticamente assenti prima della fine degli anni settanta, spiega il comando, periodo in cui alcuni cacciatori hanno introdotto un imprecisato numero di esemplari i quali hanno trovato accogliente la zona e si sono moltiplicati. Oggi i cacciatori collaborano con la polizia provinciale per mantenerne il numero sotto controllo. Ma l’assessorato alla caccia e alla pesca, guidato da Bruno Specchiarelli, dall’anno scorso ha introdotto una novità che, sempre secondo fonti dell’amministrazione provinciale, ha dato buoni frutti e una diminuzione di spesa rilevante. La Provincia stessa ha selezionato dieci agricoltori varesini, tra quelli maggiormente esposti al pericolo cinghiali e ha circondato i loro campi con un filo elettrico a basso voltaggio sufficiente ad allontanare i fastidiosi animali dalle coltivazioni soprattutto di mais poiché i cinghiali vanno particolarmente ghiotti di una resina prodotta da queste piante. L’esperimento ha funzionato e ha permesso una sensibile diminuzione delle spese all’amministrazione costretta a pagare ogni anno cifre sempre più alte di risarcimento. L’aumento dei capi per specie, comunque, vale anche per tutti gli altri animali che popolano i boschi delle valli varesine e, secondo gli ultimi dati presentati a fine agosto, gli ungulati (cervi, caprioli, camosci e mufloni) hanno anche loro superato i mille esemplari in tutto. Secondo la polizia provinciale si tratta, comunque, di un buon segno di risveglio di un ecosistema non sempre rispettato dal bisogno di spazi vitali dell’uomo e questo costringe, a causa del limite delle spazio boschivo, a tecniche di abbattimento selettivo da parte degli organi di competenza. Anche il numero di incidenti causati da animali è aumentato negli anni e, come si è visto anche durante quest’estate, il rischio, quando segnalato, va tenuto in considerazione da parte dei fruitori della strada se non si vuole rischiare qualche brutta sorpresa.
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