Berlusconi, i Sumeri ed il lago di Capri, Gene Gnocchi diverte Varese

E' andato in scena ieri sera al Teatro Apollonio lo spettacolo del comico fidentino, dall'improbabile titolo "La neve e l’arte di scioglierla senza farla bollire".

Immersioni nel lago di Capri, invasione di Busto Arsizio da parte dei Sumeri, fecondazioni in vitro fai da te, pigiami di filanca che catalizzano i sogni di tutto il vicinato. Questo e molto altro è lo spettacolo di Gene Gnocchi, andato in scena ieri al Teatro Apollonio di Varese con un titolo che è tutto un programma: “La neve e l’arte di scioglierla senza farla bollire”.

Il comico fidentino interpreta il maestro Balthasar Guardacci, un uomo che doveva diventare Papa ed invece è finito a tenere corsi che cambiano la vita «in soli ottant’anni». Guardacci, nato da una fecondazione auto-assistita secondo le istruzioni della “Hobby & Work”, insegna cose utilissime come associare migliaia di avvenimenti ad altrettante opinioni ricorrendo a funamboliche formule matematiche, evitare di sognare, non sentire la mancanza di una persona cara ma sentire quella di una non cara. Lo spettacolo ha ritmo e diverte, i toni sono quelli del Gene formato tv che tutti conoscono: dissacranti ed irriverenti. Guardacci-Gnocchi non si risparmia e non risparmia nessuno, in qualche occasione si cimenta anche nella satira politica, certamente non un classico del suo repertorio.

Tuttavia per uno spettacolo che ha la pretesa, esplicitamente espressa dallo stesso attore, di andare oltre la comicità fine a sé stessa, di far pensare oltre che ridere, manca inesorabilmente qualcosa. L’idea forte è una sola, quella iniziale del corso che cambia la vita in ottant’anni. Da qui nascono tutti gli sketch, dai sogni di Berlusconi a Villa Certosa ai mulini a vento di re Baldovino del Belgio. Scenette esilaranti, che tuttavia nascono e muoiono subito, non hanno alcuno sviluppo all’interno della trama. Trama che in effetti non c’è neanche, perché, appunto, tutto ruota attorno all’idea iniziale. Così anche la pretesa di lasciare qualcosa oltre lo spettacolo, di far riflettere sorridendo, si scontra con uno spettacolo bello e divertente ma troppo piatto. Per compiere un’operazione di questo tipo bisogna concentrarsi su pochi temi forti e svilupparli, insistervi sopra nel corso di tutto lo spettacolo. Gene invece butta dentro un po’ di tutto, sketch e battute che svariano sui temi più disparati, completamente autonomi tra loro. Il risultato è un calderone piacevole ed apprezzabile sotto il profilo comico, ma la satira sociale fatica a far presa nella testa dello spettatore.

Tuttavia al pubblico va bene così, numerosi applausi convinti accompagnano l’esibizione del comico fidentino, durata un’ora e mezza. Alla fine Gnocchi non è né Paolo Rossi né Beppe Grillo, la gente lo conosce e lo apprezza soprattutto per le sue battute fulminanti e surreali, aspetto della comicità in cui è veramente unico ed imbattibile. E da questo punto di vista, lo spettacolo di ieri sera non ha certo deluso. Lo stesso Gene si è mostrato soddisfatto a fine esibizione: «Il pubblico era caldo ed ha risposto bene alle mie sollecitazioni. Mi piace il teatro perchè rispetto alla televisione c’è un contatto maggiore con le persone, si possono sperimentare cose nuove, offre maggiori spazi alla fantasia».

 

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Pubblicato il 19 Novembre 2004
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