«Dobbiamo fare sistema e uscire dai particolarismi»
Intervista con Vittorio Gandini, neo direttore dell'Unione industriali di Varese
"I capitali seguono le opportunità. E le opportunità, nell’ex triangolo, tornano a fiorire. Con 15 milioni di abitanti, il 30 per cento del Pil nazionale e il 40 dell’export, il Nord-Ovest ha anzitutto la massa critica. L’alta capacità ferroviaria, i corridoi strategici europei, l’aeroporto di Malpensa, il nuovo polo esterno di Fiera Milano, il porto di Genova, le Olimpiadi invernali di Torino 2006 sono occasioni di sviluppo economico e sociale cruciali".
Quale presentazione migliore che riassuma l’importanza di un’area strategica come può essere il Nord Ovest del paese?
Ma leggendo l’articolo di Enrico Arosio e Luca Piana sull’Espresso di questa settimana salta subito all’occhio un particolare. Varese dov’è? È possibile che i giornalisti dei grandi media nazionali tutte le volte che parlano di questi territori omettano la nostra realtà? Dipende solo da loro o magari abbiamo anche noi delle responsabilità?
Domande che giriamo al neo direttore dell’Unione Industriali di Varese, Vittorio Gandini.
«Il nostro territorio dal punto di vista economico è tra i più importanti di tutta Italia. Un dato per tutti: il 2,4% di tutte le esportazioni arrivano dalla nostra provincia. Abbiamo due università. Qui sono presenti quasi tutte le filiere di prodotti e uno dei nostri punti di forza è proprio la differenziazione della produzione e dei servizi. È innegabile che il contributo di Varese all’economia nazionale è di primo livello. Questo è testimoniato anche dai ruoli di dirigenza assunti da alcuni nostri esponenti. Mi riferisco ad Antonio Colombo e Marino Vago, oggi rispettivamente vicedirettore generale e vicepresidente di Confindustria, a Giorgio Merletti, presidente regionale di Confartigianato».
Ma allora perché questa poca visibilità?
«Verrebbe facile rispondere sulla base delle abitudini della nostra gente. Abituata più a fare che a dire. Esistono realtà del Varesotto che hanno oltre 100 anni di storia, ma sono poco note. Le persone sono molto riservate, ma è indubbio che la comunicazione andrebbe coltivata maggiormente. Noi, come Univa stiamo lavorando in questa direzione e alcuni nostri sforzi sono pubblici, vedi Varesefocus o diversi eventi che abbiamo organizzato. Il nostro interesse non è far emergere solo i numeri degli industriali, ma quelli che riguardano tutto il territorio. Comunque le cose stanno cambiando e di Varese se ne parla di più e più frequentemente. Certo dobbiamo ancora lavorare per far capire il nostro ruolo in Lombardia, in Italia e perfino in Europa».
L’articolo dell’Espresso fa emergere i nuovi scenari dove l’internazionalizzazione assume un ruolo di rilievo nell’economia. Come si muove Varese a questo riguardo?
«La risposta viene da sé, se si pensa al dato aggregato sull’export, ma non possiamo fermarci a quello. Oggi l’economia sta cambiando. Occorre un salto di qualità che ci faccia uscire dal particolarismo. Non Siamo più nella fese di considerare un solo aspetto della produzione. Oggi occorre una forte coesione perché si possa valorizzare il nostro lavoro. Il singolarismo non aiuta e rischia di diventare un ostacolo alle sfide che il mercato propone. Detto questo stiamo facendo delle cose interessanti, magari non particolarmente innovative, ma certamente concrete. Siamo stati in Russia, in Polonia, e proprio con questo paese, insieme alla Camera di Commercio abbiamo avviato un lavoro maggiore. Come Univa abbiamo dato il via al Club Polonia per dare alle nostre aziende tutte le informazioni utili per sviluppare business con questo paese dell’est. Da cosa nasce cosa e questo lavoro verrà utile per tutta l’economia del Varesotto».
Quali sono i problemi più urgenti per ridare slancio alla nostra economia?
«Nel 2004 in Italia il Pil crescerà dell’1,3% e nel 2005 dell’1,8%. Siamo sotto le medie europee che si aggirano intorno al 2%. Varse si difende un po’ meglio grazie alla grande differenziazione produttiva. Abbiamo qualche difficoltà in meno di altri, ma non va bene. Nel brevissimo avremo un’economia Usa meno forte con un’ascesa dell’Oriente. Il costo dell’energia ci farà soffrire ancora di più. A tutto questo però si aggiunge un altro annoso problema che a Varese ormai è ripetuto in ogni circostanza. Esiste un problema di infrastrutture. Finché se ne parla e non si agisce serve a poco. Le aziende possono fare benissimo il proprio dovere, ma se poi per fare pochi chilometri occorrono ore ecco che allora tutto lo sforzo viene tutto mortificato. Noi non abbiamo pretese assurde, ma almeno si consideri con attenzione quali sono le nostre esigenze».
Malgrado questi nei però il territorio sembra dinamico e si sviluppano nuovi settori di attività…
«È vero, abbiamo un tessuto di aziende manifatturiere che detengono il 45% della produzione, ma si stanno sviluppando nuove attività, vedi la logistica che sta assumendo sempre più un ruolo di primo ordine nel panorama dei servizi».
Come sarà la guida di Vittorio Gandini all’Unione industriali?
«In perfetta continuità con il passato. Non dobbiamo per forza ricercare delle originalità. L’assunzione di questa responsabilità è molto stimolante. L’Unione ha una storia illustre, esiste una struttura consolidata e solida che ha una grande professionalità. Il lavoro non ha quindi affanni particolari. In questo contesto la mia direzione ha come obiettivo primario quello di consolidare questa realtà non tanto per un principio di autocelebrazione, quanto per una difesa e la valorizzazione di tutto il territorio. Un progetto particolare su cui voglio continuare ad impegnarmi è quello dell’energia. Il fatto che si possa arrivare anche a un minimo di autonomia in una realtà molto energivora è un obiettivo importante. Questo sarebbe un vantaggio per tutta la collettività e non solo per le imprese. Altri due temi su cui vorrei concentrarmi è l’internazionalizzazione e l’attenzione alle risorse umane su cui l’Unione molto ha già fatto».
Vittorio Gandini è diventato direttore dell’Univa il 15 settembre scorso. Nato nel 1954, inizia nel 1978 il proprio percorso professionale nell’ambito dell’Unione Industriali operando come funzionario nelle Aree Economiche, dove si è occupato di ambiente, finanza, internazionalizzazione, energia, contrattualistica commerciale, diritto industriale, urbanistica, diritto amministrativo e di rapporti con la pubblica amministrazione in genere. Segretario del Consorzio di Garanzia Collettiva dei Fidi. Si è occupato di importanti progetti nel settore dell’energia, dapprima attraverso la costituzione del consorzio di imprese "Energi.Va" e, successivamente, della trading "Espansione Srl-Soluzioni per l’energia"
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