In manette gli imprenditori che “insegnavano” a truffare
Scoperta dalla Gdf un'organizzazione in grande stile, che forniva "servizi" ad imprenditori che volevano truffare lo Stato
Una truffa di vastissime proporzioni, dove i “clienti imprenditori” erano conniventi in un illecito di cui non immaginavano però le sue vere proporzioni: quella scoperta dalla Guardia di Finanza di Saronno era davvero un’operazione in grande stile, una sorta di "Terziario fin troppo avanzato".
Il commercialista milanese D.G. aveva inventato infatti una vera e propria “società di fornitura di fatture false”, o per meglio dire una Holding che forniva fatture false: a partire dalla Saronnese FTRE infatti, erano parecchie le società che il commercialista milanese aveva messo in piedi per consentire agli imprenditori che ne “avessero necessità” la possibilità di emettere fatture di spesa che consentivano di dare un’aggiustatina ai loro bilanci.
Un sistema apparentemente ben funzionante, dove l’imprenditore che comprava la falsa fattura poteva addirittura pagarla con RiBa o bonifico sul conto corrente di una società esistente e funzionante, la FTRE. L’imprenditore pagava interamente la fattura, che la banda di truffatori diceva di mettere regolarmente a bilancio della ditta pagando il 20% dell’Iva spettante, e riaveva indietro dopo un po’ di tempo tutti i suoi soldi: tranne l’Iva pagata e un compenso, che arrivava fino al 7% dell’importo della fattura stessa.
Il risultato? Molto vantaggioso per tutti: «Degli imprenditori che si sono serviti di loro, molti hanno richiesto il cosiddetto “condono tombale” che prevede non solo il condono delle irregolarità fiscali ma anche l’immunità dall’imputazione dei reati fiscali» ha spiegato infatti il Pm Polizzi. Per i clienti il vantaggio era dunque una bella sistematina al bilancio dell’azienda, addirittura una richiesta di facilitazioni allo Stato e una ripulita di gran parte degli illeciti grazie al condono.
E per l’associazione a delinquere? Il guadagno economico c’era, e molto maggiore di quel che sembrava all’inizio. Il gruppo, infatti aveva inventato un sistema molto più complesso per far sparire tutti i soldi, e lucrare maggiormente sui loro “compensi”: «Innanzitutto, non mettevano a bilancio nulla, poi facevano sparire RiBa e bonifici in un rivolo di spostamenti tra società “cartiere”, cioè esistenti solo sulla carta. – Spiega il Tenente Marinetti, che ha capitanato le indagini – Per fare questo avevano aperto società con un paio di persone prestanome (C. e DM) che prendevano intorno ai 200-300 euro al mese ad ogni società di cui risultavano titolari, che emetteva altre fatture. Con il risultato che il loro “compenso” era di quasi il 30% a fattura» Il che significa, considerato che le fatture finora emesse ammontano a oltre 9 milioni, si tratta di quasi 3 milioni di euro.
A far girare i soldi ci pensava E.G, artista, fratello di quel B.G. che sembra il primo vero “socio” di D.G.. A “proporre il servizio” agli imprenditori invece, oltre a D.G. stesso, erano B.G. che di mestiere faceva il rappresentante e perciò aveva molti contatti con aziende, M.V., imprenditrice nel campo dell’arte residente ad Ossuccio in provincia di Como e G.T., anch’esso rappresentante. Un lavoro in grande stile, le cui proporzioni non sono ancora definite.
«Questa indagine è appena iniziata – azzarda Polizzi – e vista così si preannuncia lunghetta..». Le persone coinvolte infatti hanno dato infatti prova di saperla lunga: tant’è vero che quando hanno cominciato a sospettare che qualcuno indagasse su di loro, hanno deciso di sacrificare il loro "uomo più in vista" per cercare di coprire l’esistenza dell’associazione a delinquere.
«B.G., che risultava in qualunque carta noi guardassimo, un giorno si è presntato prima alla Guardi di Finanza e poi in procura, "confessando" di emettere, tutto da solo, fatture false per molte aziende – Racconta Polizzi – Lui però non sapeva quanto le nostre indagini fossero avanzate: quella mossa infatti non solo non ci ha convinto, ma ci ha chiarito i legami esistenti nel gruppo».
Quest’indagine fa molta impressione per il giro di soldi che ha fatto muovere fino al giorno prima dell’arresto e per il fatto che probablnmente ne ha fatti girare molti di più: ma la scoperta di questo traffico ha effetti anche superiori ai semplici numeri. «E’ importante stroncare traffici del genere. Queste operazioni infatti, che dal punto di vista economico sono davvero ingenti hanno anche delle valenze poco misurabili, ma altrettanto importanti – sottolinea il colonnello Ravaioli – questo fenomeno infatti, se è nelle proporzioni che sembrano e che ci immaginiamo anche superiori, falsa letteralmente il mercato, mettendo in seria difficoltà le aziende che si comportano correttamente».
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