In piazza per difendere la scuola pubblica dai tagli
Oltre l’80 per cento delle scuole chiuse secondo i sindacati. Nell’occhio del ciclone la riforma Moratti e la legge Finanziaria
Otto scuole su dieci chiuse, cortei, anche a Varese, e una grande manifestazione a Roma. E’ questo il panorama della mobilitazione promossa dai sindacati per protestare contro la Riforma Moratti e contro la Finanziaria. Due questioni che hanno visto insegnanti e studenti scendere in piazza e che producono effetti negativi, secondo il sindacato, anche in provincia di Varese.
«Nella nostra provincia abbiamo più di 60 collaboratori scolastici in meno – spiega Sabino Famiglietti, segretario della Cisl scuola – senza contare le carenze di organico per i docenti delle scuole elementari. Un altro problema, sempre per le elementari, sono rappresentati dai corsi di inglese: qui il personale viene formato con trenta ore di lezioni per insegnare la lingua agli studenti: una situazione inaccettabile, perché ne va della qualità della cultura. E un paese che non investe sulla formazione è un paese in declino».
Dello stesso avviso anche Giovanni Infortuna, segretario provinciale della Uil scuola. «La legge 53 del 2003, la riforma Moratti ha previsto una riduzione dell’orario settimanale delle lezioni, che si traduce in carenze formative – spiega il sindacalista. Gli operatori della scuola stanno vivendo un periodo di fermento e agitazione dal momento che queste norme producono incertezza per quanto riguarda i lavoratori. Un esempio è il tentativo di rivedere lo stato giuridico degli insegnanti, vale a dire mettere in forse la contrattazione collettiva, e limitare le rappresentanze sindacali di base del corpo docente».
Un problema importante, sul piatto della protesta, è costituito dal contratto, scaduto sia per gli insegnanti che per il personale Ata, vale a dire gli amministrativi. «Una situazione insostenibile – afferma da Roma, alla manifestazione, Rino Luparella, della segreteria Cgil scuola – . Per questi motivi chiediamo di aprire un tavolo con l’Aran, l’agenzia del governo che si occupa della contrattazione, per discutere di una questione, quella del rinnovo contrattuale, che riguarda in tutta Italia oltre 800 mila dipendenti pubblici».
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