Agriprealpi, dieci anni di tivù dalla stalla
La storia della trasmissione dalla viva voce dei suoi due protagonisti, che ne hanno viste di cotte e di crude....
La notizia di oggi è che è passata da Rete 55 a TeleSetteLaghi: ma, per volontà o per sbaglio, in questi dieci anni in Agriprealpi ci siete incappati di sicuro. Agriprealpi è una trasmissione televisiva, che a Rete 55 di solito cadeva di venerdì, che porta nelle case piccoli pezzi di quella tradizione contadina che sembrava scomparsa, o addirittura nemmeno esistente in una provincia industriale come la nostra.
E invece, nella trasmissione di Giorgio Stabilini (nella foto) si vedevano signori barbuti che parlavano in dialetto, paesaggi montani quasi sconosciuti e quegli asparagi di Cantello che nessuno credeva più nemmeno esistessero: insomma, tutte le tradizioni contadine sono passate da questo programma nelle 548 puntate trasmesse fino ad ora.
Che hanno saputo spesso catturare la curiosità dei telespettatori distratti, di solito sono ancora più distratti nei confronti delle trasmissioni locali normalmente più “luccicanti”: ma che in questo caso invece erano diventati una "tribù" di tutto rispetto, intorno ai 60mila telespettatori.
Un’avventura nata per una pazzesca serie di coincidenze, come ha raccontato una delle due “anime” della trasmissione, Riccardo Speroni, che è anche direttore dell’Unione Agricoltori: «Stabilini, che è un nostro associato, faceva una rubrica di cucina a Telesettelaghi (Stabilini è proprietario dell’agriturismo "Il Gaggio" di Galliate Lombardo, che propone cucina e prodotti tradizionali, n.d.r.), e dopo qualche puntata e qualche ricetta tradizionale non sapeva più che dire: così ha pensato di “offrirci” un paio di puntate per far conoscere la realtà agricola della zona. Sono venute così bene che ci è venuto in mente di proporre una rubrica sull’agricoltura: ma per fare questo ci volevano dei soldi per la produzione. Così abbiamo cominciato a mandare dei fax ad alcuni associati per vedere se erano disposti a sponsorizzarla. Uno di questi fax, per un errore su un numero, è finito sulla scrivania di Antonio Marano, che ci ha convocati subito proponendola a Rete55. Era dieci anni e oltre 500 puntate fa».
Puntate in cui, tecnicamente e umanamente, è successo di tutto: «Indimenticabile la volta in cui sono andato in una stalla a fare le interviste con in dotazione solo un microfono a filo – Spiega Stabilini – Rimaneva sempre impigliato in una falciatrice meccanica, e l’operatore doveva continuare a ripulirlo dalla cacca di mucca. Ma ho avuto a che fare anche con momenti davvero toccanti, di condivisione della vita contadina: ero a Mesenzana a intervistare uno dei contadini storici del luinese, Francesco Motti. Aveva già ottant’anni, eravamo nella stalla, e l’operatore sofferma l’inquadratura su una statua di Sant’Antonio. Queste statue non sono infrequenti nelle fattorie, sant’Antonio è patrono degli animali. Ma ho sentito la necessità di chiedergli perché, che significato avesse. Francesco ha cominciato a piangere, e quando è stato possibile parlarsi ho scoperto che poco tempo prima sua sorella era stata molto male e sembrava morisse. Nel momento piùà difficile, lui era andato in stalla a pensare e – guardando la statua – ha pregato. Quando è tornato su, sua sorella stava meglio, e lui ora, riguardando la statua, non poteva dimenticare l’episodio».
Della trasmissione sono noti anche i “furti”: Stabilini, molto prima di Vissani e della generazione dei conduttori “slow food e ambientalisti” aveva in uso di “rubare” derrate alimentari e particolari interessanti della fattoria, facendone una vera e propria “rubrica fissa”, chiamata "agrilader": «Un paio di volte mi è pure andata male: la prima è stata quando ho cercato di “rubare” un cane lupo, che mi ha morso. In un secondo caso poco ci manca che il contadino mi corresse dietro col forcone: non aveva capito scherzassi…».
Il futuro di Agriprealpi, che nella nuova emittente sarà trasmesso di sabato sera, è ora molto più insubrico, in linea con il diffusione territoriale di Telesettelaghi, che si vede anche nelle provincie di Asti e Novara, e si spinge a Lodi e Pavia: «Ci sposteremo in altre Zone della Lombardia, e anche in Piemonte – conclude Stabilini – Tra le prime tre puntate, per esempio, ne abbiamo già registrata una in una fattoria dell’altomilanese dove allevano bufale: il loro scopo è quello di arrivare ad una produzione di mozzarelle di bufala del nord»
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