Marzaro, un addio agrodolce. «Lascio un partito in crescita»

Intervista al segretario provinciale uscente alla vigilia del congresso dei Ds

Stasera e domani andrà in scena il congresso provinciale dei Democratici di sinistra. Un appuntamento che ufficializzerà il cambio della guardia al vertice del partito, annunciato già da tempo sulla stampa, con Stefano Tosi che diventerà segretario al posto di Manolo Marzaro. Parlando proprio col segretario uscente, proviamo a tracciare un bilancio sul passato e una previsione sul futuro.

Marzaro, dopo questi tre anni al timone dei Ds di Varese, lascia un partito più forte o più debole?
«
Sono stato eletto segretario nel 2001, dopo la sconfitta elettorale alle elezioni politiche. Il centrosinistra era a pezzi, i rapporti con l’Italia dei Valori e Rifondazione comunista erano freddi, a tratti ostili. I Ds avevano toccato il minimo storico a Varese, l’8%, e vi erano forti divisioni all’interno, l’unica cosa comune a tutti era un senso di smarrimento. Bisognava ricostruire tutto sia nel partito che nell’alleanza. Così abbiamo incominciato a tessere relazioni – con i movimenti, le associazioni, gli altri partiti – rilanciando la nostra iniziativa politica, e sono arrivati i primi risultati. Alle amministrative del 2002 abbiamo vino in comuni importanti, come Malnate e Vergiate, mentre a livello provinciale i Ds sono saliti al 13%, un avanzamento di ben 5 punti percentuali in un anno. Alle europee di questa primavera invece il candidato sostenuto dalla nostra federazione, Antonio Panzeri, è stato eletto a Strasburgo ed ha ottenuto molti votiproprio a Varese».

C’è qualcosa in particolare che si sente di rivendicare con forza, adesso che la sua esperienza da segretario è giunta al termine?
«
Tutte le realtà esterne ai Ds – dalle associazioni ai movimenti, dagli altri partiti ai privati cittadini – mi hanno sempre riconosciuto una grande capacità di ascolto e di dialogo. Come tutti posso sbagliare, ma sono una persona aperta e corretta; sono contento che chi ha avuto a che fare con me l’abbia riconosciuto».

Un rimpianto invece?
«
Non poter dire la stessa cosa per quanto riguarda i rapporti interni al partito. Ho sempre cercato una mediazione unitaria, per esprimere una linea il più possibile condivisa. Probabilmente per queste mie aperture sono stato frainteso e guardato con sospetto anche all’interno di una parte della maggioranza. Non sono riuscito a farmi capire fino in fondo, ma più che per me mi dispiace per il partito».

Pensa che questo fatto possa aver influito sulla sua mancata riconferma? Dopotutto, la crescita ed il rilancio dei Ds durante la sua gestione è sotto gli occhi di tutti…
«
Non voglio infilarmi in sterili polemiche alla vigilia del congresso. Sicuramente non tutto è filato nel verso giusto, ma non è questo il punto. Ho deciso di rimettere il mio mandato sopratutto per questioni personali, ho alcuni problemi familiari difficilmente conciliabili col ruolo di segretario».

Come vede il futuro dei Ds varesini?
«Stefano Tosi sarà un’ottima guida, è una persona autorevole e d’esperienza. Sarà certamente in grado di traghettare i Ds in quei passaggi chiave che la politica italiana renderà inevitabili nei prossimi anni». 

Si riferisce alla Fed, il partito riformista?
«
Non esattamente. Non penso ci siano le condizioni politiche per giungere ad un partito unico, ciascuno è geloso ed orgoglioso della propria storia e tradizione. Detto questo, mi sembra però inevitabile che la sinistra, a livello non solo italiano ma anche europeo, debba allargare i propri orizzonti. Il Pse deve saper dialogare con tutte quelle forze progressiste che non si riconoscono direttamente nel socialismo, ma ne condividono molte tesi di fondo. I popolari hanno saputo allargarsi e di includere le nuove realtà emergenti nel centrodestra, i socialisti devono essere in grado di fare la stessa cosa nel centrosinistra».

Quindi alle regionali del prossimo anno come pensa che si presenteranno i Ds, da soli o in una lista unitaria come alle europee?
«
Dove le condizioni lo permettono è sempre meglio andare uniti. In Lombardia bisogna ancora sciogliere alcuni nodi fondamentali, primo tra tutti quello della scelta del candidato, solo successivamente si discuterà di liste. In ogni caso penso che nella nostra regione ci siano ottime possibilità di presentare una lista unitaria, sul modello di quella sperimentata alle elezioni europee».

A proposito di candidati, uno degli uomini in lizza è Mario Agostinelli. Ufficialmente viene indicato in quota a Rifondazione comunista, ma in realtà è un iscritto Ds della sezione di Vengono, federazione di Varese. Cosa pensi di una sua possibile investitura?
«
Stimo moltissimo Mario, come persona e come uomo politico, penso che sarebbe un ottimo candidato Governatore. Tutti ritengono che per vincere sia fondamentale interpretare le varie anime della coalizione, mettere in sintonia partiti e movimenti, coinvolgere la società civile: tutte operazioni che Agostinelli, per storia politica e per indole personale, svolgerebbe egregiamente».

È una posizione personale o è quella della federazione di Varese?
«
Non so, non dovete chiedere a me. Ormai non sono più il segretario…»

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Pubblicato il 17 Dicembre 2004
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