Una famiglia d’appoggio, bimbi stranieri meno soli
La nuova forma di affido è stata al centro di un convegno organizzato a Cuveglio da un’associazione di genitori
Famiglia d’appoggio: si tratta di una "forma morbida" di affido e può essere utilizzata da genitori con problemi organizzativi causati dal fatto che entrambi i coniugi lavorano oppure da genitori stranieri che hanno difficoltà di inserimento a livello linguistico o di abitudini come nel caso di Samir.
La famiglia di appoggio si prende cura di un bambino i cui genitori hanno questo tipo di problemi e lo ospita per tre pomeriggi alla settimana a casa loro inserendolo in tutte le attività che la famiglia svolge normalmente durante la giornata. Risultati particolarmente rilevanti si sono riscontrati nei casi in cui il bambino proviene da un paese estero in quanto questo tende ad entrare più facilmente nella vita sociale senza perdere di vista le tradizioni del suo paese in quanto vive entrambe le realtà familiari. Questa nuova forma di affido è stata al centro di un convegno organizzato a Cuveglio dall’AgeC, un’associazione di genitori che praticano questo istituto. La sede dell’AgeC è all’interno della comunità montana della Valcuvia e le famiglie impegnate a vario livello nell’associzione sono otto (sei di Cuveglio, una di Brinzio e un’altra di Casalzuigno) quelle che seguono in modo continuo un bambino, più alcune famiglie che si impegnano saltuariamente e a vari livelli in base alle esigenze. Le famiglie che fin’ora ne hanno tratto i migliori benefici, però, sono quelle giunte da poco in Italia e in particolare a Cuveglio. Infatti i dati sugli stranieri residenti a Cuveglio parlano di un raddoppio delle presenze di stranieri regolari dal ’99 al 2003 (da 55 a 110).
Dunque un aumento delle presenze e dell’esigenza di integrarsi con la popolazione locale. «La famiglia d’appoggio può fare moltissimo – spiega Elda Maria Garati – in quanto i bambini stranieri si ritrovano avivere parte della loro settimana all’interno di una famiglia italiana imparandone a conoscere oltre alla lingua anche gli usi e le abitudini sociali che le caratterizzano, i valori occidentali». L’AgeC ha pubblicato anche un piccolo volume dal titolo “In ascolto” dove sono raccolte le testimonianze dei bambini che hanno beneficiato dell’esperienza delle famiglie d’appoggio intervistati dai grandi. Per ulteriori informazioni è sufficiente rivolgersi alla comunità montana della Valcuvia.
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