In forse i soldi per ricostruire la strada franata
Carenza di documentazione alla base del no di Roma. Il collegamento tra Pote Tresa e Luino ancora interrotto
Ancora un ostacolo sulla via della ricostruzione per la Sp 61, il famigerato collegamento tra Luino e Lavena Ponte Tresa interrotto dalla frana del novembre 2002. Il problema è sorto in seno a una commissione governativa che ha il compito di decidere la destinazione di una quota dell’8 per mille sull’Irpef. Si tratta di una porzione dell’entrate dello stato su questa imposta che viene destinata dallo stato alla realizzazione di opere per la ricostruzione nelle aree colpite da calamità naturali.
A farne richiesta fu la Comunità Montana della Valganna-Valmarchirolo alcuni mesi fa come estremo tentativo per trovare i fondi utili alla ricostruzione della strada e alla messa in sicurezza della montagna.
«Siamo allibiti – ha commentato la presidente della Comunità Montana Maria Sole De Medio – anche perché uno dei commissari, presente ad un incontro col Prefetto, si era complimentato per la documentazione presentata».
La domanda di fondi si basava su tre modalità di ricostruzione che erano, poi, le tre ipotesi in campo precedenti allo studio geologico. La cifra richiesta oscillava tra gli 11 e i 18 milioni di euro.
Sarebbe proprio la mancanza dello studio geologico tra le documentazioni apportate ad aver orientato la commissione a non concedere il finanziamento anche se in realtà lo studio è stato fatto. «Ora vogliamo capire se è possibile aggiungerlo ora, prima della pubblicazione del decreto che stabilisce a chi e quanto e che verrà emanato tra febbraio e marzo – continua la presidente – o se si dovrà ripetere la procedura da capo per rientrare nella prossima assegnazione di fondi».
Intanto i 5 milioni di euro stanziati dalla Regione permetteranno di far partire i lavori che sono già stati avviati sotto l’aspetto progettuale: «I soldi della Regione permetteranno di ricostruire la strada – conclude Maria Sole De Medio – mentre quelli richiesti al governo dovrebbero servire a rimettere in sicurezza la montagna».
Il costo totale delle opere era stato stimato attorno ai quindici milioni di euro quindi, enza il finanziamento otto per mille, due terzi dei soldi necessari mancano. Un duro colpo per le comunità locali che, dopo anni di battaglie e febbrili incontri alla ricerca di una soluzione, si ritrovano di nuovo nell’incertezza, emblematica a riguardo la reazione del sindaco di Ponte Tresa Donata Mina Stocchi:«Se non avremo quel finanziamento andremo a Roma».
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