Padre Anthony, missionario tra gli “intoccabili”
Dall'India la testimonianza di Padre Anthony Thota, missionario del Pime nel Tamil Nadu intervenuto nei villaggi colpiti dal maremoto
Padre Anthony Thota è missionario del Pime nel Tamil Nadu, nell’India sudorientale, lo Stato federale indiano più colpito dal terribile tsunami che ha devastato un’enorme sezione del globo terrestre, dalle coste africane a Sumatra. Padre Anthony è in contatto con il Pime di Busto Arsizio, a cui segnala costantemente lo stato dell’emergenza; lo abbiamo raggiunto telefonicamente nei pressi di Madras (o Chennai), la principale città del Tamil Nadu.
«Al momento qui sono l’unico padre missionario del Pime, ma presto arriveranno "rinforzi" dall’Andhra Pradesh (Stato dell’India centrale, ndr): ad ogni modo posso contare sull’aiuto dei parrocchiani di Madras/Chennai» racconta padre Anthony. «Il giorno del maremoto io sono intervenuto subito in uno dei luoghi più colpiti, Pattinappakkam, a pochissima distanza dalla città; ora mi trovo ancora qui da tre giorni, ma continuo a girare di villaggio in villaggio per fare quello che posso». A Pattinappakkam lo scenario della devastazione è terribile. «Subito dopo lo tsunami tutto era distrutto, le case di poveri pescatori spazzate via. Fortunatamente qualcuno aveva capito, dopo la prima ondata non particolarmente violenta, che altre peggiori sarebbero seguite, ed è riuscito a mettersi in salvo». Distruzione totale, cadaveri dappertutto. Padre Anthony punta l’indice contro il governo: «Non diranno mai il numero vero dei morti, e per un motivo molto semplice: il governo dovrebbe infatti 100.000 rupie (l’equivalente di circa 2.000 euro, ndr) per ogni vittima, per questo cerca di minimizzare». 5000 morti e 2000 feriti gravi solo nella zona tra Nagappattinam e Vailankanni, la più colpita; oltre un milione di senzatetto in tutto il Tamil Nadu.
Nel disastro non sono mancati piccoli autentici miracoli. La salvezza del Santuario mariano di Vailankanni, una vera e propria Lourdes locale per i cristiani del Tamil Nadu, secondo il padre missionario ha davvero del miracoloso: «Le acque hanno invaso tutto intorno, ma hanno solo lambito il Santuario, dove gli indiani cattolici pregano la Madonna della Salute». Ma il miracolo più grande resta la solidarietà che si esplica verso gli ultimi della terra, gli "intoccabili", i dalit, poveri tra i poveri. I fuoricasta rappresentano infatti il 60-70% della popolazione locale, e spesso non vengono neppure conteggiati tra le vittime, o perchè vivono in villaggi isolati completamente distrutti dalle onde, o per semplice disprezzo. «La Costituzione dell’Unione Indiana vieta la discriminazione di casta, ma non viene rispettata da nessuno» denuncia padre Anthony. «Qui c’è miseria, c’è analfabetismo. Con i soldi inviatici dal Pime abbiamo acquistato riso, lenticchie, acqua potabile pulita, materassine e medicinali. Insieme alle suore dell’Immacolata dell’ospedale di Karikal giriamo per i villaggi soccorrendo chi ha voluto rimanere, e ancora a giorni di distanza dal disastro abbiamo trovato situazioni tragiche, con cadaveri insepolti, orfani, feriti bisognosi di tutto».
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