Una donna denuncia: mi hanno licenziato perché ho cambiato sesso
Lavorava per una cooperativa che aveva in appalto alcuni servizi del Comune. La comunità gay in Internet si mobilita e solidarizza con Fabrizia
Licenziata perché ha cambiato sesso. La denuncia è di Fabrizia B., 50 anni, assistente domiciliare di Uboldo. La donna lavorava per una cooperativa che ha in appalto un servizio di assistenza per il Comune, ma alla scadenza il contratto non le è stato rinnovato. La ragione del mancato rinnovo, secondo la donna, è stato il cambiamento di sesso e per questo motivo ha rivolto un appello per essere reintregrata al lavoro.
In realtà Fabrizia ha cambiato sesso, grazie ad un intervento e a una serie di cure, già all’età di 35 anni, però all’anagrafe è ancora registrata con il nome al maschile. Da pochi giorni ha affidato la pratica per il cambiamento del nome al suo avvocato. È da questo momento, secondo Fabrizia, che sarebbero iniziati i suoi problemi sul lavoro, facendole quindi nascere il sospetto che il mancato rinnovo potesse essere legato alla nuova identità.
Il sindaco di Uboldo esclude categoricamente che sia stato un licenziamento da parte del Comune. «C’è una grave imprecisione – dice Mario Piazza – perché questa donna non è mai stata una nostra dipendente, perciò noi non potevamo licenziarla. Lavorava per una cooperativa che aveva in appalto alcuni servizi del Comune e sostituiva una lavoratrice che era in permesso per maternità. Una volta rientrata non le è stato rinnovato il contratto. Per alcuni mesi ha fatto l’assistente domiciliare ad un anziano che poi ha espresso il desiderio si essere seguito da un vicino di casa. È il problema che hanno molti altri lavoratori, quello di reiserirsi nel mercato del lavoro, mi rendo conto che è difficile e per questo l’abbiamo anche messa in contatto con lo sportello dell’informalavoro di Saronno».
Fabrizia, che tra l’altro frequenta assiduamente un gruppo di preghiera, è stata dichiarata invalida al 90 per cento cinque anni fa a causa di una malattia, condizione che le garantisce un assegno di 230 euro mensili.
Il tam tam internettiano si è messo subito in moto e così il portale gay.it ha messo in prima pagina una petizione, invitando i lettori alla sottoscrizioneper inviare all’amministrazione comunale di Uboldo un testo di protesta. L’obiettivo è raggiungere le duemila mail entro 24 ore.
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