Alla Inda in 300 incrociano le braccia
Un picchetto sin dalle prime ore del mattino ha bloccato l'entrata principale. Il timore dei dipendenti si chiama esternalizzazione
Esternalizzazione. Una parola forse difficile, ma che i dipendenti della Inda di Caravate hanno però saputo imparare bene, a tal punto da arrivare ad incrociare le braccia fin dalle prime ore della mattina di oggi, 2 febbraio. Altissima è stata l’adesione allo sciopero, che ha visto la solidarietà anche di delegati sindacali di altre fabbriche della zona, a partire dalle sei, davanti ai cancelli dell’entrata principale. Nell’azienda, leader nella‘arredamento del bagno, infatti, da quattro mesi la proprietà sta effettuando un’indagine che riguarda tutti i passaggi dall’arrivo dell’ordine alla partenza del prodotto finito per analizzare i costi di ogni reparto e compararli con altre possibilità di produzione all’estero.
In poche parole, secondo il sinadacato, «è prevista un’esternalizzazione di alcuni reparti per superare la profonda crisi che da almeno cinque anni mantiene i conti della Inda in rosso». Una situazione, secondo l’azienda, non più procrastinabile; e da qui l’ipotesi di ridurre ancora, dopo gli 84 licenziamenti di un anno e mezzo fa e la prima esternalizzazione di un reparto in Cina, accettata come necessaria dai lavoratori in quell’occasione anche se a malincuore.
Oggi gli operai sono contrari alla riproposizione della soluzione del 2002 e innanzitutto propongono una loro piattaforma per uscire dalla crisi chiedendo all’azienda di eliminare gli sperperi, maggior automazione, condivisione degli obiettivi. Ma anche aumentare la pubblicità, ripristinare una rete commerciale smantellata nei mesi scorsi, investire in tecnologia di qualità, migliorare l’efficienza dell’azienda tramite coordinamento e collaborazione tra le funzioni aziendali.
«L’azienda ha rifiutato il piano dei sindacati su tutta la linea e ha annunciato che tutti i reparti sono in discussione rifiutando anche un incontro risolutore. Probabilmente salteranno anche la cassa integrazione e passeranno direttamente alla mobilità. Noi ci opponiamo fermamente a questa logica aziendale» – ha detto Umberto Bicelli della Rsu Fiom-Cgil. Inutile dire che se la voglia di lottare è presente nei 320 dipendenti dello stabilimento di Caravate, fra le tute blu serpeggia anche tanta incertezza e amarezza.
Alla manifestazione erano presenti anche delegati sindacali di altre aziende della zona come la Usag, la Monteferro, la Slimpa e la Morris Italia. La Inda, nata nel 1944, in sessant’anni si è affermata come leader italiano ed europeo nella produzione di arredamenti per il bagno mantenendo sempre un’altissima qualità del prodotto. Il marchio Inda, negli anni, è diventato sinonimo di grandi rifiniture e molti grandi alberghi europei hanno scelto Inda per arredare i bagni. Un mercato enorme, quello della società caravatese, che fino a poco tempo fa contava anche su una rete commerciale presente anche negli States e che adesso è stata ridotta all’osso. I lavoratori, comunque, non vogliono mollare e sono intenzionati a proseguire la lotta con altre azioni in tal senso.
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