Alzheimer questo sconosciuto
Il Prof. Sala, vicepresidente dell’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer di Varese, da anni si batte a fianco dei malati e delle loro famiglie.
«Deterioramento della memoria, dissoluzione del linguaggio, scomparsa dell’orientamento spazio temporale. Ancora: alterazione della personalità e perdita delle facoltà cognitive. L’Alzheimer è tutto questo, e molto altro ancora».
A parlare è il Prof. Giovannino Sala, vicepresidente della sezione provinciale dell’ Associazione Italiana Malattia di Alzheimer che quest’anno ricorda i dieci anni di attività nella nostra provincia. La ricorrenza è stata celebrata il 18 febbraio con una cena di beneficenza al Palace Grand Hotel di Varese. Per l’occasione, il Prof.Sala è stato premiato con una medaglia a testimonianza del suo decennale impegno a fianco dei malati e delle lo famiglie.
Prof. Sala, i dati relativi alla diffusione del morbo di Alzheimer sono sconcertanti: 600.000 persone in Italia e 5000 nel varesotto. Perché nonostante ciò, oggi si parla così poco Alzheimer?
La malattia di Alzheimer, a differenza di altre, non fa notizia perché riguarda i anziani e non è contagiosa. Eppure le famiglie sono messe a dura prova di fronte all’Alzheimer.
Secondo le associazioni, in Italia otto famiglie su dieci si fanno carico di tutti i costi dell’assistenza al paziente, che viene curato a casa
Sì, l’Alzheimer è di fatto un problema sottovalutato: insofferenza, logoramento fisico e psicologico, depressione. Non sono pochi i casi di familiari di malati che, dopo anni di assistenza ai propri cari, manifestano sintomi di questo tipo. Ma il più delle volte i familiari non hanno alternative: le struttura sanitarie pubbliche sono ancora drammaticamente insufficienti e le domande dei malati e delle famiglie non trovano risposte. Per questo, a livello locale, è importantissimo il ruolo del terzo settore che, se adeguatamente sostenuto dalle istituzioni pubbliche, può arrivare là dove le strutture sanitarie non arrivano.
Progetti per il futuro?
Assistenza, informazione e formazione. Oggi ad assistere i nostri malati sono per lo più badanti straniere che non parlano la nostra lingua, non hanno le nostre stesse abitudini alimentari e non possiedono una formazione adeguata per curare un paziente Alzheimer. È a loro che dobbiamo rivolgerci: la popolazione invecchia, e l’Alzheimer è destinato a diffondersi sempre più.
In questi anni abbiamo registrato un crescendo di associati e assistiti. Dai 20 pazienti del 1996, nel ’98 abbiamo effettuato 220 interventi tra ricoveri, visite specialistiche, consulenza infermieristica, assistenza legale. Nel 2003 è arrivata la certificazione ISO 9001 che ha fornito un’ulteriore conferma della qualità dei nostri sforzi in termini di assistenza e formazione. E nel 2004 abbiamo inaugurato il Centro Diurno Integrato Alzheimer. Donatoci dalla Fondazione Cariplo, il centro può ospitare 25 pazienti al giorno che vengono assistiti, in stretta collaborazione con la Fondazione Molina, da personale qualificato e motivato.
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