Da Kyoto a Varese i grandi temi dell’ambiente

Da mezzanotte entra in vigore il protocollo di Kyoto, che impegna molti paesi a ridurre le loro emissioni inquinanti: se ne parla al Circolo di Bosto

Il 16 febbraio 2005 è una data storica per il nostro pianeta: il Protocollo di Kyoto entrerà finalmente in vigore inseguito alla sua ratifica, l’autunno scorso, anche da parte della Russia. Raggiunto così un numero di Paesi che nel 1990 emetteva il 55% del totale degli inquinanti , si avvia il complesso di attività che dovrà condurre le grandi nazioni industriali (esclusi gli Stati Uniti, che non hanno ratificato il trattato ritenendolo dannoso per la propria economia) a ridurre rispetto al 1990 le proprie emissioni di anidride carbonica del 5%  (8% per l’Unione Europea nel suo complesso) entro il 2012, anno in cui il protocollo sarà rinegoziato sulla base di quanto fatto fino allora. 

Delle delicate questioni che circondano l’attuazione del protocollo di Kyoto si parlerà domani 16 febbraio alle 21 in un incontro organizzato da Legambiente, Ciclocittà e  "La Castellanza" presso il Circolino di Bosto; relatore sarà il giornalista scientifico Piernando Binaghi, che collabora con la Televisione della Svizzera Italiana come responsabile del servizio meteo.

Gli scenari sono complessi: dal 2008 dovremo infatti ridurre le emissioni dei gas cosiddetti "serra" (di cui l’anidride carbonica è il più importante), che provocano il cambiamento del clima aumentando il livello di energia del sistema atmosferico. Ciò si traduce in estati canicolari (come quella del 2003, di cui in Europa non vi è stato l’uguale nei diecimila anni precedenti!) e aumento di fenomeni estremi – uragani, cicloni, tempeste anche alle medie latitudini. Altri effetti del riscaldamento generale del clima, come la riduzione dei ghiacciai montani e la fusione delle banchise polari, vengono osservati puntualmente da decenni: si discute tuttavia su quanta sia la responsabilità delle attività umane in questo trend climatico, sapendo da osservazioni scientifiche che in passato non mancati repentini cambiamenti come l’avvio o la conclusione di piccole ere sub-glaciali. 

Il Protocollo di Kyoto, firmato nel 1997 e ratificato da molti Paesi con lentenza ed evidente riluttanza nel timore di innescare un declino industriale, come paventano i critici, cerca di  fermare l’aumento di produzione di gas serra derivante dall’uso indiscriminato di combustibili fossili (petrolio e carbone). «Si tratta di un’opportunità da non perdere, ma non certo di una panacea» osserva Piernando Binaghi. «Anzi, è facile che nel breve periodo non si riesca ad applicarlo concretamente o a vederne gli effetti, finendo col "giustificare" la scelta di chiamarsi fuori fatta dagli Stati Uniti. Nondimeno bisogna avere il coraggio di seguire questa strada, anche se una riduzione delle emissioni di solo il 5% rispetto a quanto si emetteva nel 1990 appare del tutto insufficiente. Infatti secondo gli scienziati dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) per arrestare i cambiamenti climatici bisognerebbe diminuire le emissioni di anidride carbonica di ben il 60%, propsettiva irrealistica oggi». Gli strumenti previsti dal protocollo di Kyoto sono molteplici, e, in attesa di future rivoluzioni scientifiche quali la fusione nucleare (che appare sempre più lontana dalla realizzazione per problemi di costi e teconologia), includono incentivi per il passaggio a sistemi di produzione meno inquinanti, o ad impatto zero, come le energie rinnovabili – solare, eolico.

In realtà non si annunciano grandi rivoluzioni per il prossimo futuro, come conferma Binaghi: «Il sistema attuale non cambierà di molto nonostante il protocollo di Kyoto, nè saranno percepibili particolari effetti locali. Varie fabbriche, negli anni, ammoderneranno i propri macchinari, spesso usufruendo di sgravi fiscali, questo sì; ma occorre anche e soprattutto che i singoli cittadini siano i primi a dare un taglio agli sprechi energetici». Infatti tante piccole azioni possono contribuire a cambiare la realtà se sono realizzate da tante persone: dall’acquisto delle lampade a basso consumo energetico, agli elettrodomestici classe A, dalla riduzione dell’uso dell’auto privata alla sostituzione delle vecchie macchine con quelle ibride, a GPL o a metano, dall’installazione di pannelli solari all’uso di caldaie ad alta efficienza. Quanto agli sprechi, Binaghi cita quello dell’illuminazione stradale come il più grave: «Basti vedere, da noi, certe insegne sfavillanti, o rotonde e superstrade intere illuminate a giorno senza necessità – altrove in Europa non si usa, e nessuno si lamenta. Da noi la notte non esiste più: il cielo è giallastro o violaceo, non blu scuro come dovrebbe».

Dopo l’incontro di mercoledì sera al Circolino di Bosto, sabato 19 febbraio Legambiente e Ciclocittà saranno in Piazza Repubblica per mostrare i tanti esempi concreti da seguire, raccogliere le firme per far rispettare il Protocollo di Kyoto e distribuire materiale informativo.

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Pubblicato il 16 Febbraio 2005
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