Ecco Ffriend, giramondo del basket che amava il calcio

«Ho giocato in tante nazioni diverse: questo mi ha aperto la mente. Io e Nolan faremo bene insieme»

Accostare Giamaica e pallacanestro appare già di per sé cosa strana. Se poi il personaggio in questione dichiara che da piccolo amava il calcio e Johnny Barnes, stella del Liverpool ed elencando la sua carriera contempla tappe in Russia, Cina ed Israele, allora siamo di fronte ad un caso più unico che raro. Il protagonista è, ovviamente, Kimani Ffriend (foto, negli spogliatoi di Masnago) il pivot acquistato in corsa da Mario Ghiacci per dare centimetri, punti ed intimidazione ad una Casti Group boccheggiante come non mai.

«È curioso anche il modo in cui ho iniziato a giocare – spiega Ffriend – visto che fino a 19 anni al massimo mi divertivo a far canestro con gli amici. Poi un bel giorno, mentre ero in banca a fare una commissione, mi notarono per l’altezza alcuni americani con interessi nel basket e mi convinsero a provare questo sport a livello più organizzato. Andai in Florida, allo junior college di Panama City, mi misi in luce e due anni dopo passai all’Università del Nebraska in NCAA».
In America però Kimani non ha ancora raccolto quanto sperato. «Disputai alcune partite al camp dei Miami Heat ma un infortunio al piede rovinò i miei piani: niente NBA e niente Barcellona, perché quando andai in Spagna ero ancora fuori condizioni per via di quell’incidente. Così finora negli Usa ho giocato solo ai Greenville Groove, nella NBDL, la Lega di sviluppo organizzata dalla NBA». La storia cestistica di Ffriend è quindi proseguita lontano sia dalla nazione madre sia da quella adottiva: prima tappa in Russia (Dynamo Mosca) dove non venne pagato, quindi addirittura in Cina al Shogang di Pechino. Il ritorno nel Vecchio Continente è da protagonista: con il Reflex Belgrado Ffriend vince la Lega Adriatica e si mette in luce come miglior pivot di quel campionato. L’estate scorsa Varese prova ad assicurarsi i suoi 211 centimetri, ma lui preferisce l’Hapoel Gerusalemme, salvo accettare la corte della Casti Group dopo l’uscita di scena degli israeliani dalla Uleb Cup.

«Ogni passo della mia carriera è stato un gradino di una scala che prevede l’NBA in cima. Ho dimostrato di poter giocare da protagonista in Leghe sempre più importanti e ora mi attende l’esperienza italiana, nel campionato più importante d’Europa al pari di quello spagnolo». Ffriend è convinto di poter formare una coppia esplosiva con Norman Nolan: «Ho affrontato Varese in coppa (nella foto: Ffriend stoppa Becirovic – www.simoneraso.com) quando era nella forma migliore: è una squadra con grande potenziale nonostante ora sia un po’ in crisi. Penso che la mia presenza all’interno dell’area colorata possa portare molti vantaggi: Norm non sarà più raddoppiato come prima, i tiratori avranno un po’ meno pressione. E non è vero che io penso solo alla fase offensiva: con il passare del tempo ho capito l’importanza di bilanciare il mio gioco sui due lati del campo».

Fuori dal parquet Ffriend si definisce un ragazzo normale, che però ha avuto il vantaggio di fare esperienze e di conoscere la mentalità di popoli molto diversi tra loro. «È vero, la mia carriera mi ha aperto la mente. Sono un divoratore di musica di ogni tipo, dalle canzoni popolari giamaicane, il classico reggae, all’hip hop americano, al jazz fino alla musica classica. E in generale mi piace socializzare con gli altri, guardare film: insomma tutti nella norma».
Domenica contro Biella lo aspetta già un esame niente male: avrà di fronte Isaac Austin, uno dei lunghi più appetiti dal mercato (ha ricevuto un’offerta da Roma che in cambio offre Garri). Il campo dirà se le aspettative di Kimani («voglio giocare al massimo, dimostrare di essere il miglior giocatore in campo») saranno confermate. Le fortune di Varese ora passano anche da lui.

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Pubblicato il 22 Febbraio 2005
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