La casa del futuro profuma d’arancio
Tetto, pareti e pavimento in legno. Calce naturale, scarti di sughero per isolare il parquet e pannelli di fibra di canapa. Benvenuti in un cantiere di bioedilizia
Villa Bacchi Mellini, sopra Luino, è stata costruita negli anni ’50. Un giardino rigoglioso e bizzarro, dove le palme convivono con i pini, e una vista splendida, con il Lago Maggiore davanti e l’ombra delle montagne che ti accarezza le spalle. Qui ogni cosa, nonostante il tiepido sole, ricorda che la natura non è cosa facile. La villa è rimasta abbandonata per molto tempo, fino a quando i proprietari hanno deciso di ristrutturarla. Un lavoro di bonifica al pianterreno e poi su, verso i piani superiori, dove l’intervento di bioarchitettura è più evidente.
Appena arrivi al secondo piano del cantiere il profumo di arancio ti avvolge. È l’essenza naturale che impregna il legno. Qui tutto è in legno: il tetto, le pareti e il pavimento. La calce è naturale e il sughero, ricavato dagli scarti del taglio dei pannelli isolanti, viene riutilizzato per isolare il piano su cui poggia il parquet, anch’esso trattato con procedimenti naturali. I pannelli di fibra di canapa, spessi otto centimetri, renderanno la villa un luogo riparato dai venti freddi e pungenti. Alle stufe di maiolica spetterà il compito di renderla calda e accogliente. D’altronde un progetto di bioedilizia si gioca per una buona parte sul discorso legato al calore, alla sua dispersione e alla sua conservazione.
Gli architetti dello studio “Ecoarch” fanno da ciceroni ai tanti visitatori. Il cantiere non è solo il loro fiore all’occhiello, ma è anche la prova provata che la bioarchitettura è una realtà nella nostra provincia. È arrampicata sulle montagne del Luinese, ma c’è.
La prova è sotto gli occhi di tutti: la si puo’ vedere, toccare e annusare. I materiali naturali permettono di entrare nel cantiere, pulito e gradevole. I progettisti Mauro Rivolta, Fulvio Miatello e Cristina Mazzucchelli si sottopongono alla raffica di domande dei visitatori. Alcune tecniche e alcune scettiche, ma tutte curiose. È però il luogo comune la vera bestia nera, quella da sconfiggere. «Costa molto di più un progetto di questo genere?». «Con tutto questo legno il rischio di incendi è altissimo?». «Nel caso di terremoto la struttura è più vulnerabile?».
«Costa tra il 10 e il 20 per cento in più rispetto ad una costruzione tradizionale – rispondono i progettisti – ma il risparmio energetico permetterà di recuperare quella spesa aggiuntiva nel giro di quattro o cinque anni. I tempi di lavorazione sono più veloci, durano in media un terzo in meno rispetto a quelli tradizionali».
Colpisce la bellezza e la luce del legno. Il "maestro d’ascia” è Fabio Marsilio, appartenente ad una stirpe veneta trapiantata a Gallarate. Dopo aver imparato i rudimenti del mestiere in falegnameria, Fabio ha deciso di rivolgersi ai veri maestri e così per un certo periodo si è trasferito nell’Alto Adige e in Svizzera.
«Noi lavoriamo solo con questi materiali, è una scelta. In altri paesi è normale, specialmente nel nord Europa. Da noi la maggior parte dei committenti sono privati, anche se inizia a muoversi l’edilizia pubblica, che in molti casi preferisce il nostro intervento perché meno pesante sulle strutture. Le obiezioni sul pericolo d’incendio sono legittime ma infondate, perché le travi hanno uno spessore tale e una compattezza che in caso d’incendio bruciano solo esternamente e non alimentano il fuoco. La tenuta statica è ottima, tanto che nell’ultimo terremoto le case realizzate nel bresciano con questa tecnica non hanno avvertito nulla».
Per visitare (sabato mattina) il cantiere telefonare a
0332 831885
347 – 8608946
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