Per il Ministro Castelli «la giustizia italiana nel complesso regge»
Ottimistica la diagnosi del Guardasigilli, platealmente contestato da Piero Ricca
«Problema fondamentale della giustizia italiana è quello della lentezza dei processi». A riconoscerlo è stato oggi lo stesso Ministro della Giustizia Roberto Castelli (foto), giunto ai Molini Marzoli di Busto Arsizio per il convegno “Il Modello di Giustizia nella società del Terzo Millennio”, organizzato dal Consiglio regionale della Lombardia e dall’Associazione Nazionale Magistrati – Unità per la Costituzione.
Il Guardasigilli, in riferimento alla contestatissima riforma dell’ordinamento giudiziario voluta dal governo Berlusconi, ha sostenuto: «Avremmo potuto benissimo votare la legge così com’era, giungendo allo scontro con il Quirinale, ma abbiamo voluto invece accogliere le osservazioni del Capo dello Stato». Dopo aver definito «rientrato» il recente screzio con il collega Alemanno, Castelli ha lamentato l’impossibilità di trovare un accordo con la magistratura circa il reale stato della giustizia in Italia.
Durante il suo intervento pubblico in Sala Tramogge, il Guardasigilli ha snocciolato le cifre della spesa statale per la giustizia, dimostrando dati alla mano che essa non è inferiore in percentuale a quella di altri Stati europei, e che pertanto le ricorrenti lamentele sulla scarsità di risorse che affligge i Palazzi di Giustizia italiani non avrebbero fondamento. «Da buon ingegnere, credo nei numeri» ha detto il Ministro della Giustizia. Circa le ripetute condanne a carico dell’Italia presso la Corte di Giustizia europea di Strasburgo, è emerso che esse assommano a ben 5900 solo dal 2001 al 2003, ma anche che, come poi avrebbe messo in luce il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Edmondo Bruti Liberati, queste condanne, più che per concrete violazioni dei diritti dei cittadini nei processi, sono dovute alla loro lentezza, a sua volta causata dall’altissima litigiosità degli italiani, inclini a rivolgersi al giudice per un nonnulla. Infatti, i dati parlano chiaro: i procedimenti civili e penali sono aumentati del 250% dagli anni Settanta al Duemila; e se in Gran Bretagna si celebrano 300.000 processi l’anno, in Italia se ne celebrano tre milioni – con le medesime risorse e lo stesso personale a disposizione, beninteso.Castelli ha riconosciuto che tanto il governo dell’Ulivo quanto quello del Polo si sono mossi per accorciare i tempi dei processi – per accorciarli ancora di più, il governo Berlusconi ha reso più rapida la prescrizione, come poi ha fatto notare polemicamente Bruti Liberati, parlando di un rischio di «lavorare a vuoto» da parte di forze dell’ordine e magistrati. Circa le cause della crisi della giustizia italiana, che va ad aggiungersi a quella che Castelli non ha esitato a definire la «crisi strutturale» del sistema-Paese, il Guardasigilli ha negato esplicitamente che si tratti di un problema di scarsità di risorse. Per il Ministro Castelli «la giustizia italiana nel complesso regge», in quanto nonostante la mole spropositata di lavoro che ha sulle spalle – denunciata con parole di fuoco dal vicesegretario generale di Unicost e consigliere di cassazione Giuseppe Maria Berruti – ogni anno vengono portati a compimento più“sindacato” dei magistrati. Che però lo faccia anche il Consiglio Superiore della Magistratura non mi pare corretto» ha osservato Castelli, criticando indirettamente il vicepresidente del Csm Virginio Rognoni, assente al convegno pur essendo tra gli ospiti annunciati nei giorni scorsi.
processi di quanti se ne avviino. Tuttavia, è anche vero che le sezioni stralcio dei tribunali sono spesso alle prese con processi che si trascinano da decenni, come è stato ricordato durante il convegno. «Che l’Anm chieda più risorse per la giustizia non mi meraviglia, trattandosi del
Secondo il Guardasigilli – ma anche secondo gli altri relatori del convegno – la necessità di riforme di ampio respiro è ineludibile. «La nostra legislazione è ancora incardinata sui regi decreti varati durante la Seconda Guerra Mondiale». Quando Castelli ha difeso la riforma del diritto societario che depenalizzava il falso in bilancio («una piccolissima norma in un testo ben più ampio, approvato in modo bipartisan perché nato in Commissione Giustizia già sotto il governo dell’Ulivo») è scattata, clamorosa, la contestazione di Piero Ricca, già salito agli onori delle cronache per aver dato del «buffone» a Silvio Berlusconi durante il processo Sme. Esaurito l’incidente, il Guardasigilli ha infine esibito una mappa dell’Europa dalla quale risulta che in tutte le maggiori nazioni del continente il pubblico ministero sarebbe direttamente sottoposto all’esecutivo. In Italia la magistratura, con l’appoggio politico del centrosinistra, si sta opponendo con tutte le sue forze ad ogni ingerenza dell’esecutivo nel giudiziario (inclusa la discussa riforma che oprevede concorsi interni per la "carriera" dei giudici), per mantenere quella indipendenza dei magistrati che, a detta di Bruti Liberati ma anche di Vittorio Celiento, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio, è «garanzia per i cittadini e per gli stessi difensori degli imputati».
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