Stagionali Sea, la ribellione del precariato
Manifestazione al Terminal 1 contro la decisione di Sea di convertire i contratti dei dipendenti stagionali in contratti interinali gestiti da società esterne
È la ribellione del precariato, contro il lavoro interinale e contro la perdita di diritti e di dignità sociale. Sea Handling, la società che gestisce gli scali aeroportuali milanesi, ha comunicato ai dipendenti e sindacati che per il 2005 rinuncerà ai lavoratori stagionali, servendosi esclusivamente di contratti di tipo interinale. Dei circa 700 dipendenti del settore servizi, circa 400 verranno riassunti a tempo determinato, mentre ad altri 300 non resta che cercarsi un altro impiego. I dipendenti, insieme ai sindacati del settore trasporti, hanno deciso di manifestare insieme per rivendicare i propri diritti, contro il precariato e il lavoro interinale. Molti dei lavoratori stagionali lavoravano in Sea da 4 anni, con contratti a tempo determinato di 4 o 6 mesi, rinnovati anche per 10 mesi continuativi. «Sea non assume più lavoratori a tempo indeterminato dal 2001 – ha detto Ezio Colombo di Filt-Cgil – e oltretutto ha perso più di mille dipendenti nel giro di quattro anni, mai rimpiazzati. La politica del precariato che si sta portando avanti a Malpensa è deleteria, provoca disagio sociale e mancanza di sicurezza sia per i dipendenti, sia per l’intero sistema aeroportuale. Si stanno preparando alla privatizzazione, non tenendo conto delle conseguenze sociali ed economiche».
Antonio Albrizio di Uilt-Uil sottolinea il fatto che «i dipendenti hanno dato anche il sangue in questi anni per la Sea, e vengono ripagati con il lavoro in affitto invece che con un posto fisso, al quale prima potevano aspirare, seppur a lungo termine e con mille problemi, ma che ora diventa impossibile da raggiungere. Diminuisce anche la qualità del servizio che si offre alla clientela, impedendo lo sviluppo dell’hub stesso». I dati che i sindacati forniscono per la globalità dei lavoratori che gravitano intorno all’aeroporto di Malpensa fanno riflettere: il 60 per cento dei dipendenti delle varie aziende che operano all’interno dello scalo varesino hanno contratti a termine, sono precari. In certi settori, come ad esempio il check-in, si toccano punte dell’80. «Sono cifre fuori da ogni regola – denuncia Dario Grilanda, di Fit-Cisl –, deve esserci un limite netto e definito, l’aeroporto non può svilupparsi in una situazione simile di precariato e di mancanza assoluta di stabilità e certezze. Il bilancio sostenibile presentato da Bencini non ha analizzato alcun aspetto sociale, la sicurezza è calata ed i servizi sono peggiorati. Inoltre il lavoro interinale costa ben il 26 per cento in più rispetto ad uno stagionale, quindi è una scelta aziendale inspiegabile, giustificata solo con l’alleggerimento della parte burocratica: è inaccettabile».
I veri protagonisti della protesta sono ovviamente i lavoratori, che per la prima volta a Malpensa si ribellano al precariato. Per tutti ha parlato Nicola Budroni, ex dipendente Sea che ha denunciato in tempi non sospetti le condizioni di lavoro degli stagionali e che ora è al fianco dei suoi colleghi passati all’interinale, benché lui sia tra i 300 che il posto lo hanno perso: «Siamo quasi tutti in Sea dal 2001, 4 anni di lavoro ininterrotto, salvo le pause tra un contratto e l’altro. Tanti di noi hanno famiglia, molti hanno passato i 40 anni e non hanno possibilità di reinserimento nel mondo lavorativo. Ci avevano promesso un posto fisso, abbiamo lavorato anche per 27 ore di fila, facendo turni assurdi, arrivando a fine mese con un monte ore che a volte ha toccato quota 300, ci siamo sobbarcati compiti che non ci spettavano e ora ci troviamo ad essere trattati come merce di scambio. Non accettiamo le decisioni della Sea, ci ribelliamo a questa politica che svilisce le persone e non rispetta la dignità. Da interinali perdiamo anche i pochi diritti che avevamo prima, la società potrà decidere da un giorno all’altro di lasciarci a casa. La scelta di rivolgersi a tre compagnie di lavoro interinale (Metis, Obiettivo Lavoro e Sinergy) è inaccettabile e non ci è stata spiegata. Gli stipendi subiranno decurtazioni del 30 per cento medio: non si può andare avanti così, non siamo schiavi».
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