Vicenda Azimonti, continua il presidio dei lavoratori
Presentata la richiesta di fallimento in proprio per l'azienda
Continua a Olgiate Olona l’occupazione della Azimonti da parte dei 35 dipendenti, decisi ad andare fino in fondo per ottenere la procedura di mobilità e garantirsi un’uscita "morbida" da una situazione fattasi improvvisamente pesante con la chiusura della fabbrica l’8 febbraio scorso.
Ieri sarebbe stata presentata la relazione in vista della richiesta di fallimento improprio per l’azienda tessile di via Roma. Non si sa se tale richiesta sia stata esaminata già oggi o si debba attendere ancora una settimana (i tribunali si occupano di questo genere di richieste il venerdì, ndr); i lavoratori si dicono pronti a resistere anche nel caso in cui venisse tagliato il riscaldamento – cosa sempre più probabile con il passare dei giorni. «Per questo ci siamo già messi in contatto con il Comune di Olgiate Olona e con la Protezione Civile» spiega Michele Palazzo, delegato della rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) dei lavoratori.
In mattinata gli ex dipendenti Azimonti si sono riuniti in assemblea, alla presenza del rappresentante Filtea-Cgil Ernesto Raffaele, che sta seguendo la vicenda, e hanno confermato la loro volontà di mantenere l’occupazione della fabbrica fino a quando il curatore fallimentare – che il Tribunale nominerà dopo aver accettato la richiesta di fallimento – non garantirà l’avvio della procedura di mobilità. Tramite tale "ammortizzatore sociale", infatti, sarà garantito ai lavoratori un minimo salariale secondo tabelle redatte dall’Inps, per un periodo proporzionale all’età del lavoratore espulso dal ciclo produttivo. Inoltre la mobilità permette di ritrovare lavoro più agevolmente, in quanto l’azienda che assume personale in mobilità beneficia di sgravi contributivi.
Il prossimo passo che i lavoratori della Azimonti intraprenderanno consiste in un incontro a Varese con il presidente della Provincia Marco Reguzzoni, fissato per lunedì pomeriggio. «Frattanto non smobilitiamo, ma perseveriamo per fermezza nell’occupazione», afferma Michele Palazzo. «Stiamo occupando questa fabbrica non tanto e non solo per protesta, ma per tutelare i macchinari e le merci che vi sono stoccati: infatti stiamo inventariando tutto quanto per darne conto al curatore fallimentare, appena ne sarà nominato uno».
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