Wanda Roweda: la classe non è acqua
Trionfo della grande "signora dell'abito bianco" a "io Sposa", l'appuntamento fieristico svoltosi questo week -end
Alla sfilata "collegiale" di vari stilisti è lei, l’indomita Wanda, che ha fatto la parte del leone o, meglio della leonessa, ruggendo contro l’andatura cavallina delle mannequins. «Ma queste ragazze cavalcano! Non potrebbero fare semplicemente le donne?» ha redarguito il regista che, con fatica, tentava di rendere "future signore" delle fanciulle che avevano la stessa andatura dell’automa della pub Citroen, uccidendo così la preziosa ricercatezza degli abiti. Ma lo stesso, fra spose da baraccone, di rosso vestite o striscianti di mille falbalas, la sue sfilata è stata l’unica ad essere caldamente applaudita.
Declinata nei toni avorio, con linee pure, intarsi preziosi ma ben definiti, dall’abito da municipio all’abito con velo a strascico, il genio di Wanda Roweda, dopo sessant’anni di presenza sulle ribalte della moda, da Pitti a New York, colpisce ancora. Presente il grande Mario Boselli, Presidente della Camera della Moda e che Dio ce lo conservi ancora per lungo tempo per la sua bravura, il suo charme e la sua umanità, ha applaudito con calore esclamando "è grande, è grande la ragazza!". E la "ragazza" è stata l’unica a uscire per salutare in compagnia delle sue mannequins, con la sua solita "allure" da regina e, sempre coquine, è tornata indietro per mandare un bacetto ai suoi fans, di cui faccio parte. Perché? Perché oltre al suo grande talento di stilista, Wanda Roweda è un insegnamento per tutti. Una donna coraggiosa, pronta a lottare nella giungla impietosa che è oggi il mondo della moda, pronta a sacrificare tutto per seguire la sua passione di sempre: la haute couture. Abitando a Varese e non più verde negli anni, la stilista si alza alle cinque del mattino, raggiunge Milano ove ha il suo atelier non senza fare una puntata dal suo coiffeur. La perfezione nel dettaglio e la cura di sé fanno parte del suo decalogo dell’eleganza. Come l’esprit, un po’ francese di cui lei è naturalmente dotata. Ad un amico che la invitava a prendere un caffè in fiera ha dato una risposta degna di una pièce teatrale di boulevard parigino: «Caro, a me di solito offrivano solo champagne…ma perlomeno è sempre meglio di una camomilla…»
Una persona che merita di essere conosciuta dalle future spose e famiglia, una lezione di eleganza e di stile, non solo negli abiti ma anche nella vita. E Dio sa quanto ne abbiamo bisogno.
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