Accam e Piano provinciale rifiuti, candidati a confronto
Valentini (Forza Italia), Ruffinelli (Lega), Di Paolo (Ulivo) e Cattaneo (Rifondazione Comunista) si confrontano sui temi dell'ambiente
A Busto Arsizio la questione rifiuti è una spina nel fianco, particolarmente per la frazione di Borsano che ospita l’inceneritore Accam. Proprio sul tema della gestione dei rifiuti si sono confrontati, moderati dalla gionalista Marilena Lualdi, quattro candidati alle elezioni regionali: Paolo Valentini (Forza Italia), Luciana Ruffinelli (Lega Nord), Ovidio Di Paolo (Uniti nell’Ulivo) e Carlo Cattaneo (Rifondazione Comunista). Ne è emerso un quadro polarizzato, nel quale all’ottimismo dei candidati di centrodestra si contrappone la posizione più scettica di quelli del centrosinistra.
Luciana Ruffinelli ha inquadrato la questione Accam come un problema di tutela della pubblica salute, difendendo a spada tratta l’operato dell’amministrazione bustocca. «È importante essere adeguatamente rappresentati in Regione, perchè è proprio al Pirellone, in tempo di devolution, che si salvaguardano gli interessi di Busto». Se negli ultimi cinque anni si è fatto molto monitoraggio con le centraline di rilevamento e si è diffusa l’educazione ambientale, secondo la Ruffinelli è giunto il momento di agire concretamente e trovare fondi per la ricerca e applicazione delle fonti energetiche alternative. «Sarà importante far sì che i fondi per lo sviluppo sostenibile non cadano indiscriminatamente "a pioggia", ma si concentrino là dove una popolazione numerosa, seri problemi ambientali esistenti e un grosso sforzo di cambiamento tecnologico in atto lo richiedano. Nel 2019, quando Accam chiuderà – ne sono convinta – mi piacerebbe veder realizzare sul suo sito una cittadella della scienza».
Di Paolo ha messo invece in luce come il problema dello smaltimento rifiuti non si possa trattare in un’ottica localistica, avendo implicazioni assai vaste. «Quella di Accam è una vera telenovela» ha riconosciuto Di Paolo, individuando nel Sindaco di Gallarate Nicola Mucci e nella struttura provinciale di Forza Italia le forze contrarie alla firma della convenzione, che anche l’Ulivo approvò nel luglio scorso. «Dubito altamente che nel 2019 Accam chiuderà, oggi non è possibile realizzare altre strutture, e chi le ha è costretto a tenersele. Non vorremmo che tutta l’immondizia della provincia finisse a Borsano, tanto più che il Piano provinciale rifiuti non individua il sito del termodistruttore per il Nord della Provincia, e con la raccolta differenziata le quantità di rifiuti si riducono, invogliando a mandare tutto da noi»: questo il timore di Di Paolo, condiviso dal Comitato borsanese. «Il Sindaco Rosa ha agito in buona fede, ma gli è mancata la capacità di mediazione: per questo Busto è sola contro tutti, e ha perso peso politico in provincia in favore di Gallarate; Busto non ha un Buscemi assessore al Pirellone».
Cattaneo ha criticato la questione politico-legale della trasformazione dei consorzi pubblici come Accam in SpA di diritto privato, imposta dall’art. 35 della Finanziaria 2001, la prima del governo Berlusconi. «Non è stato ancora emanato un decreto attuativo, ed ecco che i consorzi si precipitano a diventare SpA, che non possono permettersi neanche un centesimo di perdite. Oggi la proprietà è in mano ai Comuni soci: e domani?». L’inceneritore non può basarsi su criteri di economicità, secondo Cattaneo: «Secondo noi non deve bruciare di più per fare soldi, ma bruciare di meno. Non credo che nel 2019 sarà demolito, ma auspico che, ridotto e ammodernato, funga da agenzia ambientale, incoraggiando la riduzione a monte della produzione di rifiuti» Sul Piano provinciale rifiuti, Cattaneo ha criticato il mancato coinvolgimento delle numerose industrie varesine del settore nello smaltimento rifiuti, e più ancora la mancata correlazione del Piano provinciale Rifiuti con studi d’impatto ambientale di livello regionale.
Valentini ha affermato che su Accam «è Busto che ha il cerino acceso in mano» e che per questo Busto è isolata all’interno dell’ex consorzio. Valentini ha grande fiducia nel progresso tecnologico, e ha raccontato di aver visitato in Germania impianti piccoli, modernissimi e poco inquinanti che potrebbero prefiguare una soluzione futura al problema. «Che tecnologia adottare domani, e su che scala? Questo è il problema cruciale. Per il resto, ogni bacino di smaltimento pensi ai suoi rifiuti, e non cerchi di scaricare il problema sugli altri. Noi nel varesotto abbiamo già degli inceneritori alternativi a quello di Borsano: le cementerie, che oggi bruciano combustibili fossili inquinando ancora di più». Valentini, ottimista ad oltranza, ritiene che nel 2019 il concetto stesso degli inceneritori come Accam sarà obsoleto e antieconomico. «L’inceneritore se ne andrà, e ben prima del 2019; un nuovo impianto, meno inquinante, più piccolo, sorgerà altrove, ad una certa distanza da qui, perchè i disagi vanno divisi, un po’ per uno».
I Comitati cittadini hanno espresso, per bocca di Sergio Moriggi, la proposta che Accam si trasferisca al più presto a Malpensa, dove è già prevista la creazione di un inceneritore aeroportuale; il portavoce del Comitato borsanese Alessandro Barbaglia ha detto che dopo l’audizione del presidente Accam Sergio Parini il 2019, nella situazione attuale, non è una data accettabile per la chiusura di un impianto evidentemente superato.
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