Duplice omicidio di Arcisate: la mafia non c’entra

Ci sarebbero questioni economiche all’origine della morte di Emanuele Costa e Giuseppe Petralia freddati in auto nel novembre scorso. Tre persone sono finite in manette

Sembrava un delitto di mafia. Un’esecuzione in pieno stile siciliano. Invece, all’origine della morte violenta di Emanuele Costa, 45 anni, e Giuseppe Petralia , 53 anni, (nella foto: il luogo del delitto) ci sarebbero questioni economiche. Questa la tesi sostenuta dagli investigatori e suggellata dall’ordinanza di custodia cauterale emessa dal gip di Varese Ottavio D’Agostino. In manette sono finite tre persone: Isidoro Marai, 43 anni di Arcisate, autotrasportatore, Andrea Incognito, 33 anni di Arcisate autodemolitore e genero di Petralia, e Giampiero D’Apolito, 26 anni di Arcisate, autodemolitore.

Ci sono voluti tre mesi di indagini, pedinamenti, osservazioni, raffronti, testimonianze per chiarire un quadro presumibile della vicenda. Le due vittime, uccise la sera del 13 novembre scorso con 5 proiettili sparati a bruciapelo alla testa ( due colpi per Petralia e tre per Costa) e rinvenute a bordo della BMW 740 di Emanuele Costa, sarebbero state freddate da Isidoro Marai, autotrasportatore che si sarebbe trovato a bordo della vettura con le due vittime. Marai è accusato di aver compiuto materialmente il duplice omicidio con l’aggravante della premeditazione e di aver commesso il delitto al fine di occultarne un altro di natura fiscale. Complici sarebbero stati il genero Incognito, accusato di concorso in omicidio, di possesso e porto abusivo di armi da fuoco, e D’Apolito ritenuto responsabile di possesso e porto abusivo di armi oltre che di favoreggiamento.

L’arresto, da parte dei Carabinieri di Varese, coordinati nelle indagini dal sostituto procuratore Massimo Ippoliti, è avvenuto questa mattina all’alba. I tre sono ora a disposizione del magistrato per l’interrogatorio e sono tenuti in isolamento rispettivamente nelle carceri di Varese, Busto Arsizio e Como.
Sull’intera vicenda, che si poggia su indizi gravi e concordanti, gli inquirenti mantengono ancora il riserbo in attesa dell’interrogatorio.

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Pubblicato il 31 Marzo 2005
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