Identità culturale: uno sguardo al passato o una speranza nel futuro?

A parlarne al nostro tavolo i candidati: Luciana Ruffinelli, Mario Agostinelli, Alessandro Milani

Terzo  appuntamento per i forum organizzati da VareseNews in vista delle elezioni regionali. Dopo la sanità e ambiente è la volta della cultura, tema di cui hanno discusso tre candidati al Pirellone: Luciana Ruffinelli (Lega Nord) Mario Agostinelli (indipendente Rifondazione comunista), Alessandro Milani (Italia dei valori con Di Pietro). Luca  Ferrazzi (Alleanza Nazionale), invitato,  non si è presentato.
Come già avvenuto per i precedenti forum, le domande poste ai candidati sono state sei: tre di carattere generale, tre incentrate sull’argomento primario dell’incontro.

 

Si puo’ essere felici in Lombardia?

Ruffinelli (foto): «La felicità è soprattutto una dimensione individuale intima, per cui chi vive di ideali e di fede puo’ essere ovunque. La risposta sociale è invece più negativa, la Lombardia è la regione più seriamente compromessa per mancanza di efficienti infrastrutture per la mobilità, per inquinamento e per troppo ancora pressione fiscale».

 

Milani: «Oggi non siamo felici perché abbiano sviluppato una cultura del benessere, inseguendo beni materiali e superflui svincolati da una vera progettualità. La vita invece deve avere un progetto e si puo’avere solo se la quotidianità ti permette di sviluppare la tua creatività . Oggi si è troppo preoccupati a sopravvivere per intravedere una possibilità di progetto»

 

Agostinelli: «La parola felicità è una sintesi di tante cose, in buona parte legata alle tensioni individuali e all’identità delle persone, dall’idea che si ha di se stessi. Però c’è anche una componente collettiva della felicità. Questi due poli della felicità , individuale e collettivo, in Lombardia sono in grande conflitto tra loro. La fase degli anni 80 che  ha portato alla liberazione degli individui in quanto tali si è conclusa con un fallimento perché non ha portato alla felicità. Oggi l’individuo rispetto al futuro si sente minacciato e insicuro, il futuro è un’incertezza pericolosa,  e per questo ha cercato la propria identità nel passato, in ciò che non muta. Oggi si assiste ad una ripresa della felicità collettiva. Questa è una partita da giocare con coraggio sia a sinistra che a destra».

 

Quali sono le vostre tre priorità?

Milani: «Qualità della vita, ambiente e riuscire a realizzare progetti veri. I progetti devono essere capaci di scardinare le vecchie logiche. E gli imprenditori possono giocare un ruolo importante se sono disposti a rischiare. La qualità della vita va rivalutata, il misuratore non puo’ essere quello della disponibilità dei beni materiali. Occore più apertura e scambio culturale con le comunità di immigrati. L’ambiente va percepito nella sua dimensione di bene e valore sovraordinato indispensabile».

 

Agostinelli (foto): «Nel programma di "Un’altra Lombardia è possibile" con Sarfatti abbiamo posto al centro la stabilità del  rapporto di lavoro. Questo è l’unico legame delle nuove generazioni ed è una delle cose che mi sento chiedere continuamente, anche con una certa apprensione e angoscia. Oggi molti ragazzi che vivono nella precarietà assoluta  percepiscono i loro diritti come un regalo, una concessione. La politica deve impedire che si lucri sulla precarietà delle persone, sulle loro fragilità. Inoltre bisogna portare la  politica in una visione di lungo periodo per dare risposte adeguate a problemi drammatici che ci si prospettano soprattutto in tema ambientale. Infine la politica deve riacquistare il suo carattere pubblico. Oggi  è vissuta come un fatto privato, le decisioni si prendono ad Arcore o a casa di Bossi a Gemonio. La politica deve ritornare a riappropriarsi dei luoghi istituzionali».

Ruffinelli: «La tutela del lavoro, sia nella piccola e media impresa che nel commercio; semplificazione legislativa, agevolazioni al credito, incentivi per riqualificazione, ricerca e innovazione, federalismo fiscale. Implementazione mobilità con strade e autostrade per le persone e trasferimento totale su rotaia per le merci. Ultimo ma non ultimo la qualità della vita, un uso corretto del territorio, tutela delle risorse naturali, ricerca di energie alternative».

Mantova, Treviso, Brescia: tre province simili alla nostra in cui la cultura ha un ruolo di primo piano. Perché Varese non riesce ad essere al loro livello?

Agostinelli: «Questo è un tema difficile. Credo che Varese sconti un handicap nei confronti di Milano, della quale la nostra città è attratta ma anche subalterna. L’identità varesina non ha grandi radici, e quando le ha create ha sempre avuto sbocchi milanese: penso a pittori, poeti ed altre figure importanti. Comunque credo anch’io che qualcosa si stia muovendo: penso alla creazione dell’Università, all’apertura di Villa Panza. Due esempi che mostrano come la grande ricchezza monetaria sia finalmente stata in parte investita. Una debolezza che continuiamo ad avere invece riguarda l’incapacità di sfruttare quel grande serbatoio di cultura che è il centro di Ispra. Inoltre credo che la cultura qui si faccia nei salotti ma non abbia piazze o riviste presso le quali si possa esprimere. Tornando alla domanda, conosco bene quel che è accaduto a Mantova, dove è stata fatta una scelta forte sulla letterature e dove si è scelto un luogo importante come Palazzo Tè. Qui avremmo luoghi molto interessanti dal punto di vista urbanistico come i paesini del luinese o del Seprio, ma non siamo ancora stati capaci di sfruttarli».

Milani (foto): «Io sono di Varese e credo di conoscere bene la città ed i suoi abitanti. Credo che per molti anni la sola cultura che ci è interessata è stata quella sviluppata all’interno delle aziende e dei posti di lavoro. La cultura era demandata esclusivamente all’istruzione scolastica e, una volta terminati gli studi, veniva accantonata. Oggi in negativo credo che si identifichi la cultura con i programmi della televisione o i viaggi all’estero nelle località dove si sta in spiaggia anche a gennaio. Però vedo anche aspetti positivi: penso al teatro che dopo cinquant’anni sta muovendo passi importanti e crea interesse anche tra i più giovani. Non conosco abbastanza bene le altre realtà citate ma mi pare che in certi luoghi le grandi mostre godano di un ottimo supporto da parte dei mass media che sviluppano l’interesse dei cittadini. Qui invece si pensa a manifestazioni elitari che non permettono grande coinvolgimento. Allo stato attuale, ripeto, vedo sorgere iniziative positive come l’apertura di Villa Panza o la riscoperta delle palafitte, ma noto anche che si giocano partite che non condivido come la mostra sui Celti».

Ruffinelli: «A mio parere Varese sta iniziando a competere con le province che avete citato, grazie a rassegne come il Busto Arsizio Film Festival, le rassegne sui libri di Gallarate e Busto, Eventinjazz a Busto, il Premio Chiara a Varese. Sono però iniziative di singole città: su questo punto sarebbe necessario “fare sistema” con un coordinamento centrale affidato alla Provincia e con l’implicazione dei privati che a Treviso e Brescia sono il motore delle iniziative. L’esempio più evoluto è il B.A.F.F. La Regione contribuisce a molte di queste rassegne ma deve farsi valere per aumentare l’interesse, spingere gli investimenti e sostenere la comunicazione».

Varese sta puntando giocando molte carte sul turismo congressuale. Secondo voi è possibile collegare iniziative di turismo culturale?

 

Ruffinelli: «Il turismo congressuale è un settore emergente; la provincia di Varese può avere strutture adatte a riceverlo soprattutto grazie a ville storiche ed a qualche importante albergo di lunga tradizione. Se l’offerta culturale è elevata il turismo congressuale può diventare un forte motore per l’indotto».

Agostinelli: «L’ipotesi è interessante. È giusto sviluppare questa idea ma bisogna sempre tener conto delle realtà che gravitano intorno a Varese (Milano, ma anche la Svizzera) e del loro sviluppo per entrare a far parte di una rete di dimensioni regionali ed anche più. In senso temporale ritengo però che prima di tutto vada consolidata l’identità culturale, altrimenti si rischia di soffocare le eccellenze che ci sono».

Milani: «Le caratteristiche per sviluppare questo discorso ci sono. Abbiamo ricchezze (chiese, bellezze naturali, il Sacro Monte…) alle quali va data l’opportunità di avere uno sviluppo turistico che questo territorio non ha mai realmente avuto. Mi riferisco alle difficoltà che incontrano commercianti e ristoratori nel fornire quei servizi che sono realmente necessari per i turisti. Per fare ciò bisogna che tutti remino nella medesima direzione, bisogna imparare a “fare sistema”».

Quali sono nella cultura le caratteristiche peculiari alle quali vorreste dare un forte impulso?

Agostinelli: «Voglio far notare una grande differenza tra il nostro programma e quello del centrodestra. Formigoni parla di un’unica Lombardia governata in modo omogeneo; il nostro convincimento è invece quello opposto, cioè che esistono tante Lombardie con le proprie peculiarità. Ciò vale anche per la cultura: di queste differenze anche tra città vicine come Cremona e Pavia va tenuto conto se si vuole fare un serio discorso culturale. E poi vorrei investire tempo e risorse a quella che chiamerei la “cultura del futuro”, ovvero quella che si rivolge a tematiche che ci riguarderanno da vicino nei prossimi anni. Dalla conoscenza di mondi diversi alle problematiche del clima e via dicendo. Per ora in Lombardia non esiste nulla del genere».

Milani: «Credo che a Varese ci siano eccellenze che possono essere valorizzate. Mi riferisco ad esempio a Silvio e Mauro Raffo ed altri che non hanno la possibilità di avere spazi adeguati. Va bene avvicinare la gente alla cultura ma bisogna dare uno sviluppo alle risorse».

Ruffinelli: «Credo che la cultura rappresenti l’insieme della storia e dei caratteri identificativi di una persona o di un luogo. Non ha solo a che vedere con il sapere ma piuttosto con il modo di essere, di pensare o di agire: è quindi utile guardare in questa direzione».

Infine, come per gli altri, qual è il suo sogno personale?

Ruffinelli: «Vorrei che le donne di tutto il mondo raggiungessero la vera libertà e la vera dignità. Mi riferisco all’abolizione di ogni tipo di sevizia nei Paesi lontani e alla valorizzazione e alla tutela della maternità nei Paesi, come il nostro, in cui è ancora difficoltoso conciliare lavoro e famiglia».

Milani: «Mi piacerebbe che i giovani, che rappresentano sul serio il nostro futuro, possano essere coinvolti maggiormente nella politica. Bisogna affidarsi alla loro onestà per avere una reale politica del servizio. Oggi mancano questi stimoli».

 Agostinelli: «Mi piacerebbe creare una cultura, una coscienza ed uno spazio politico per realizzare un cambiamento che credo sia necessario. Ci troviamo in una fase drammatica in cui abbiamo ormai poco spazio per cambiare rotta. Non si dà più il senso alle parole; ecco, mi piacerebbe che le parole riacquistassero il loro significato e che venissero collocate in un ambito di cambiamento».

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Pubblicato il 31 Marzo 2005
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