Il Kalashnikov disegnato nei boschi: “Tossici e spacciatori, vi faremo fuori”
I cartelli, con anche l'invocazione di "basta droga", comparsi sabato mattina nella zona di Morazzone al confine con Caronno Corbellaro
È il sintomo dell’esasperazione, messo nero su bianco da chi ha voluto dare un segnale contro il degrado vissuto in alcune zone boschive della provincia di Varese – non tutte, certamente – in mano a chi governa lo spaccio nei boschi. Un sistema più e più volte raccontato, fatto di precise gerarchie dell’imprenditoria criminale che si serve di manovalanza, a volte ben pagata, a volte meno, e soprattutto di un esercito di consumatori pronti a tutto: al freddo, ai rischi, alle botte o peggio se non pagano.
In queste aree, non sempre vicine a comode vie d’accesso, ma che è capitato di registrare anche a quasi mille metri di quota, in Valcuvia, esiste una tensione evidente. Questa mattina, sabato, alla redazione di Varesenews sono arrivate alcune foto scattate fra Morazzone e la zona di Caronno Corbellaro, località di Castiglione Olona, dove sono stati apposti cartelli che parlano da soli (in particolare nella zona del tiro a volo di Morazzone).
Di fronte a un passaggio, la sbarra che ne ostruisce il transito diventa la base d’appoggio di un cartello che altro non è se non un lenzuolo con la scritta «stop allo spaccio». Poco distante, altri cartelli, peraltro bilingui, sono ancora più chiari: rivolti non solo agli spacciatori ma anche ai loro clienti, i «tossici», intimano «vi faremo fuori», accompagnati dall’inequivocabile silhouette del famoso fucile d’assalto Ak, quello con il caricatore a mezzaluna diffuso nei conflitti di mezzo mondo.
Resta da chiarire chi abbia posizionato quei cartelli e se rappresentino una minaccia reale per i destinatari dei messaggi. Le piazze di spaccio vengono spesso sorvegliate da persone armate: oltre a coltelli e machete, anche pistole o fucili, soprattutto da caccia, spesso frutto di furti in abitazione.
È chiaro che il consiglio, in situazioni di pericolo, è sempre quello di avvisare le forze dell’ordine, attivando il numero unico di emergenza 112, che consente la geolocalizzazione con grande precisione del punto da cui parte la richiesta di soccorso.
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Gli onesti cittadini italiani ne hanno le scatole piene di vedersi ridotto il loro territorio ad un immondo Suq dove si vende morte e degrado. Sarà antipopolare e forte come pensiero ma appoggio completamente chi ha avuto il coraggio di comunicare la propria esasperazione mista a volontà di cambiamento.