Il pesce del Verbano non è più tossico
Riapre la pesca professionale per quasi tutte le specie
I pesci della sponda lombarda del lago Maggiore tornano ad essere commestibili. Quattro le specie ittiche che torneranno sui tavoli dei ristoranti e non solo: scardola, alborella, coregone (o lavarello) e bondella potranno essere liberamente pescati e commercializzati entro la settimana prossima. Con alcuni distinguo. Lo ha annunciato questa mattina l’assessore provinciale alle politiche ittiche Bruno Specchiarelli che ha comunicato ai pescatori, presenti con le loro associazioni di rappresentanza, il voto positivo del consiglio regionale il quale ha permesso, con un decreto regionale, la commestibilità di queste quattro specie. Finalmente liberi di pescare e di mangiare il pesce di lago a nove anni dall’incidente di Pieve Vergonte, sponda piemontese, quando la Enichem, produttrice di diclorofeniltricloroetano (comunemente denominato Ddt), rilasciò nel lago ingenti quantitativi di questa sostanza altamente tossica che aumentò in modo esponenziale la presenza di questa nei pesci che lo popolavano. Da quel lontano 1996, finalmente, i quantitativi di sostanze tossiche sono tornati sotto la soglia di guardia. I rilevamenti sono stati effettuati in questi anni dall’Istituto sperimentale zooprofilattico di Brescia e hanno rilevato dal ’96 ad oggi come il Ddt sia scemato in tutte le specie presenti nel Verbano rivelando anche come successivamente alle alluvioni del 2000 e del 2002 i livelli di nei pesci siano risaliti e poi ridiscesi.
«Finalmente si può tornare a parlare di pesca sul lago Maggiore – ha detto Bruno Specchiarelli – a conferma che il nostro agire ibn questi anni è stato più che positivo». Soddisfazione è stata espressa anche da Alcide Calderoni del Cnr di Verbania che ha seguito con attenzione le fasi di rilevamento dei dati:«E’ stata resa giustizia ai pescatori e al lago Maggiore stesso – ha detto Calderoni – che aveva subito un danno d’immagine notevole dalla vicenda Enichem». I distinguo, però, rimangono e riguardano l’alborella, definita ormai specie protetta, che probabilmente verrà sottratta alla pesca a causa della difficile situazione riproduttiva in cui si trova e a dirlo sono gli stessi pescatori e l’agone che, oltre ad essere il meno pregiato, è quello che non è ancora rientrato nei valori standard:«Ora bisogna continuare con politiche di ripopolamento – ha detto Toscani dell’associazione pescatori professionisti della Lombardia – per riportare l’alborella nel Verbano e per ridare forza al lavarello e alla bondella attualmente in difficoltà per quanto riguarda la riproduzione naturale». Sono 16 mila i pescatori sportivi in provincia di Varese mentre 35, in tutto, i pescatori professionisti in provincia. Un piccolo ramo dell’economia varesina, ricco di tradizione e storia, tornerà a vivere dopo una lunga attesa.
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