Elettrosmog fra legge e comunità scientifica
Incontro organizzato da Rifondazione Comunista sul tema dei ripetitori telefonici. Il fisico del Giudice: «Ancora incertezza sui reali danni»
All’incontro organizzato giovedì sera 31 marzo a Villa Tovaglieri dal partito di Rifondazione Comunista sul tema dell’elettrosmog buona parte del pubblico era composta da quei cittadini bustocchi che fanno parte del «Comitato di Via Torino». Questo comitato è nato in seguito all’installazione in quella via di un ripetitore per telefonini e non manca certo di far sentire, anche e soprattutto all’Amministrazione Comunale, le proprie rimostranze e preoccupazioni.
Relatori della serata il capogruppo in consiglio comunale Antonello Corrado, i candidati alle regionali del 3 e 4 aprile Carlo Cattaneo e Giovanni Martina, arrivato a sorpresa a metà serata, e il professore Emilio del Giudice, dell’ Istituto Nazionale di Fisica.
«In consiglio – ha esordito Corrado – ci occupiamo del problema dell’inquinamento da antenne dal 2002. Avevamo proposto la stesura di un regolamento, ma l’amministrazione ha stravolto il nostro testo e in pratica ha dato vita a una situazione sregolata, che si basa sulla legge del silenzio-assenso. Da due anni in commissione chiediamo un incontro con i quattro gestori presenti sul territorio di Busto, e finalmente due mesi fa l’abbiamo ottenuto. Ci hanno detto che se ci fossimo incontrati prima avremmo potuto trovare soluzioni di comune accordo, ma che ormai è tardi. Intanto a Busto verranno installate 30 nuove antenne».
Quello che emerge dalla serata è che il problema è più complicato di quello che sembra: a un’incertezza sulle reali conseguenze che i campi elettromagnetici hanno sull’uomo, sembra aggiungersi una confusione a livello legislativo con leggi nazionali e regionali, competenze statali e locali che si integrano e si confondono.
«È difficile muoversi – ha spiegato Cattaneo – fra una legge nazionale del 1998 che sancisce il principio di cautela e precauzione (ovvero l’uso il più possibile contenuto di questi strumenti fino alla piena consapevolezza dei reali danni dell’elettrosmog) e la diminuzione dell’esposizione della popolazione alle onde elettromagnetiche, e la legge regionale 11 del 2001. La Regione infatti ha il compito di controllare che i parametri imposti per legge vengano rispettati, mentre il contenuto di questo testo va in senso opposto, nega la minimizzazione dell’esposizione e toglie potere decisionale alle amministrazioni comunali».
Di legge parla anche Del Giudice. «Parte della comunità scientifica, ora come in passato, parla spesso solo degli effetti termici che possono avere i campi elettromagnetici, ovvero di causare l’innalzamento della temperature dei corpi a loro esposti. È stata fissata a livello mondiale una soglia di aumento massimo della temperatura che si può verificare su un corpo umano senza causare danni. Ciò significa che un campo elettromagnetico per essere a norma non deve superare quel limite e in Italia l’unica registrazione che ha valore legale è quella delle agenzie regionali, dell’Arpa. E qui scatta il codicillo che “vanifica” la legge: prima di fare la misurazione l’agenzia deve avvertite il gestore, che quindi ha il tempo di abbassare il livello di emissione per il tempo del controllo. C’è poi il problema degli effetti non termici, ancora poco studiati e conosciuti. Io sono fra quelli che sostengono l’esistenza di altre conseguenze e in particolare non di un solo effetto nocivo, per esempio emicrania o leucemia, ma di una molteplicità di disturbi che possono colpire in modo differente le diverse persone. E ci sono dei risultati di ricerche che confermano questa tesi. È provato inoltre che ricerche commissionate da enti privati o militari negano all’80 per cento la presenza di altri danni oltre a quelli termici, mentre quelle pubbliche sostengono l’esatto contrario».
L’intervento di Del Giudice si è concluso con una proposta rivolta ai comuni. «Io e altri membri della comunità scientifica siamo disposti a progettare gratuitamente uno strumento per la misurazione dell’oscillazione di particolare ioni che riteniamo fra le cause di vari disturbi. Abbiamo stimato che con 50 mila euro si può poi realizzare in pratica la strumentazione necessaria e i risultati una volta acquisiti potrebbero essere sottoposti a medici per verificare la reale o non reale nocività per l’uomo».
«È sicuramente una proposta interessante – ha concluso Martina – e noi come partito, sia in caso di vittoria o sconfitta, ci impegneremo per portarla avanti in consiglio regionale».
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