La Whirlpool Europe licenzia perchè è quella che fa il “miglior business”

Il rapporto trimestrale della Corporation segnala l'Europa in crescita contro ogni congiuntura internazionale. Ma la spiegazione ai licenziamenti c'è

È di pochi giorni fa l’annuncio dei dati trimestrali provenienti da Whirlpool Corporation. Dati che per l’Europa si potevano definire come minimo incoraggianti e anche un po’ fonte di orgoglio bosino, visto che la testa europea del gruppo è a Comerio: i dati del nostro continente hanno infatti un netto segno positivo in un contesto internazionale dove l’aumento dei costi delle materie prime ha costretto le aziende con sede statunitense a segnare il passo (e purtroppo, a guardare ai paesi in via di sviluppo per risparmiare sui costi fissi, come ad esempio quelli della manodopera).

Il testo della nota della azienda, che riguarda la produzione e vendita nel nostro continente è questo:  «Le vendite di Whirlpool Europe, attestate a 729 milioni di dollari, hanno messo a segno un aumento del 7,3 per cento rispetto all’anno scorso, e rappresentano un record del primo trimestre, in termini di unità e di vendite.  Escludendo le traduzioni valutarie, le vendite sono cresciute del 2 per cento circa.  Nel trimestre sono stati applicati in tutti i prodotti e i mercati aumenti dei prezzi nell’ordine del 3-5 percento. Malgrado una crescita stazionaria di settore, nel trimestre il volume di Whirlpool Europe è migliorato grazie alla forza del segmento elettrodomestici da incasso e alla performance del marchio Whirlpool. Gli aumenti dei prezzi, i miglioramenti della produttività, il forte mix di prodotto e il cambio favorevole compensano l’aumento dei costi dei materiali e consentono un incremento del 7,6 percento dell’utile operativo, attestato a 33 milioni di dollari. In base alle attuali condizioni economiche, la società continua a prevedere che le consegne unitarie per l’intero esercizio 2005 aumentino dell’1 percento circa».

Certo, strideva un po’ con la continua cassa integrazione, chiesta regolarmente e a fine anno “per la sfavorevole situazione di mercato”. Certo, non sembrava collimare con l’incertezza che regnava tra la sede europea e gli stabilimenti di Cassinetta di Biandronno. Ma era un report davvero buono, c’era di che tirare il fiato.

Ma allora da dove viene il problema? Perché, a pochi giorni di distanza da queste comunicazioni, arriva la notizia del licenziamento della metà dei lavoratori ancora impiegati nel  più importante stabilimento europeo?

La risposta, in quella stessa nota, la dà il presidente di Whirlpool Corporation Jeff Fettig:   «Il difficile contesto dei costi che stiamo vivendo,  evolve nel modo previsto. Durante l’anno in corso, si prevede che i costi dei materiali e collegati al petrolio aumentino di un importo tra i 500 e i 550 milioni di dollari.  Continuiamo ad applicare aumenti dei prezzi a livello globale, e stiamo implementando programmi aggressivi per generare livelli più elevati di produttività controllabile, ridurre la spesa non collegata ai prodotti e accelerare l’introduzione di nuovi prodotti.  Continueremo a concentrarci su queste quattro priorità in tutti i mercati del mondo. Sulla base della nostra valutazione dell’attuale contesto, continuiamo a prevedere, per l’intero esercizio, un utile per azione tra i 5,90 e i 6,10 dollari, e un flusso di cassa libero nell’ordine dei 250-300 milioni di dollari».

Come dire: è il business. Per continuare ad essere i migliori con costi delle materie prime che lievitano, non resta che risparmiare sui lavoratori.
Come era ampiamente previsto, come era sempre stato negato.

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Pubblicato il 26 Aprile 2005
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