Servizio civile volontario, una sfida per il futuro
Il Ministro Carlo Giovanardi espone i progetti del governo per il nuovo servizio civile volontario: «contiamo di poter avere 100.000 volontari ogni anno»
Il nuovo servizio civile volontario è una sfida cruciale per il futuro del Paese. Dopo l’abolizione del servizio militare di leva, infatti, non è più possibile, per associazioni ed enti locali, contare sul classico obiettore di coscienza. Si pone dunque il problema di riorganizzare un servizio civile su base non più coattiva, come era di fatto fino a quest’anno (ultimo anno di chiamate per l’esercito di leva), ma volontaria. Per appoggiare la causa del nuovo servizio civile volontario il ministro Carlo Giovanardi (nella foto) è arrivato a Busto Arsizio in vista di un incontro con gli studenti delle scuole superiori e con le associazioni di volontariato, trattenendosi in
Municipio, ospite del Sindaco Luigi Rosa (a destra nella foto), per alcune brevi
dichiarazioni alla stampa sull’argomento, oltre a quelle rilasciate sulla crisi politica.
«L’abolizione della leva militare è una vera rivoluzione» ha osservato Giovanardi. «Finito il servizio civile inteso come obiezione di coscienza, oggi si apre la nuova fase del servizio civile volontario, aperto anche alle ragazze – così come è stata aperta loro la carriera militare». Tre sono i campi di attività possibili per i volontari, che dovranno avere tra i 18 e i 25 anni: l’assistenza alla persona (anziani, disabili, malati cronici), la difesa dei beni culturali e ambientali, la protezione civile.
Proprio quest’ultimo punto è il più delicato. Fino ad oggi, infatti, in caso di calamità si mobilitava l’esercito di leva e in poche ore dozzine di migliaia di ragazzi potevano intervenire in aiuto delle popolazioni colpite, come in Irpinia o nell’alluvione del Piemonte. Dall’anno prossimo, senza più servizio di leva, si dovrà provvedere ad addestrare i volontari che opteranno per la protezione civile. «Addestrandone 5.000 all’anno, in dieci anni avremo 50.000 giovani preparati ad affrontare ogni situazione» ha detto Giovanardi. «Noi contiamo di poter contare in totale su 100.000 volontari ogni anno per il servizio civile generale, oltre a coloro che vorranno servire nelle Forze Armate». Alla domanda su come si potranno mobilitare da un giorno all’altro per compiti di protezione civile decine di migliaia di persone ormai integrate nel mondo del lavoro dopo l’anno di servizio civile e formazione, il ministro ha risposto che «Protezione civile, servizio civile, Croce Rossa, Prefetture, associazioni dovranno costruire un sistema coeso a livello nazionale». Il che, tradotto, vale a dire che attualmente il sistema ancora non c’è. «Non dovrebbe comunque costituire un problema la mobilitazione dei volontari: auspichiamo accordi tra sindacati e datori di lavoro per queste evenienze. Del resto, gli americani hanno oggi in Iraq decine di migliaia di riservisti che nella vita svolgono una regolare professione, non sono soldati di mestiere; e il sistema funziona».
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