Turismo sul lago: due uomini e una donna in barca
Sono giovani e vedono nel parco letterario una possibilità d'impresa. «Preferiemo il Verbano ai villaggi vacanze»
Fare impresa turistica sul lago Maggiore è possibile? Si secondo Andrea, Elisa e Felice. Tre giovani tra i venti e i trent’anni che studiano per diventare operatori turistici ma che non vogliono finire a fare gli animatori in un villaggio vacanze in Sardegna bensì rimanere sul loro lago per sfruttare le loro giovani potenzialità, così da fornire il primo servizio turistico sul lago da Portovaltravaglia a Tronzano.
Per cominciare qualche pedalò e una barca da una quindicina di posti per visitare i luoghi più belli dall’eremo di Santa Caterina, alle isole, fino alla portofino del lago Maggiore, Caldè e, poi, i luoghi cari a Chiara, la villa Cleofe de «La stanza del Vescovo», la Luino dei caffè e dei racconti strampalati sui suoi abitanti.
«Molte volte non ci rendiamo conto di vivere in un posto pieno di fascino a causa dell’abitudine e della routine – dice Elisa – mentre per un turista spiegargli che all’albergo Binda sedeva Ugo Tognazzi mentre girava "Venga a prendere il caffè da noi", tratto da "La spartizione" di Piero Chiara è fascino puro».
Ma non è facile, partendo da zero, mettere in piedi un’impresa turistica… «Tutt’altro che facile – risponde Andrea – ma se uno non ci prova come può sapere come va a finire?». L’idea nasce grazie a Felice e alla sua barca che già usava per giri turistici a Portovaltravaglia. Ma le cose non giravano perchè era solo, così si sono aggregati altri due ragazzi e ora ci si prova: «Vorremmo partire da quest’estate – continua Elisa – per ora stiamo bussando a tutte le porte per i permessi, la pubblicità e penso che ce la possiamo fare se il tempo sarà clemente». Poi c’è il parco letterario: «Una splendida idea che vogliamo sfruttare – dice Andrea – è un’opportunità che collima perfettamente con il nostro progetto. Penso che ne faremo parte ma dobbiamo fornire un servizio serio e di alto livello, bisogna prepararsi».
Già, il turismo culturale richiede una certa preparazione almeno sui luoghi e sui personaggi del posto dove si opera: «Questo è il minimo», rispondono in coro. Tre ragazzi ci provano e ci mettono la faccia, come si suol dire, sperando che sia solo l’inizio, sperando che altri capiscano che in questi luoghi il turismo ci può stare tutto l’anno, non solo sul lago e il pessimismo dei giovani che dicono « tanto qui non cambia niente» per una volta, può andare a quel paese.
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