Dallo sfruttamento all’istruzione: la lunga marcia dei bambini

CGIL, Mani Tese e l'Incontro fanno il punto della situazione (gravissima) dello sfruttamento lavorativo dei bambini nel mondo e in Italia

Lo sfruttamento del lavoro minorile è una realtà che ci riguarda molto più da vicino di quanto pensiamo. Lo ribadiscono con forza CGIL e Mani Tese, che ieris era, sotto gli auspici dell’associazione l’Incontro di Gallarate si sono riuniti per discuterne presso la sede gallaratese delle ACLI. L’occasione è la prossima Global March against Child Labour, manifestazione che si tiene ogni anno dal 1998, quando ManiTese fu tra i suoi promotori (oggi coordina l’iniziativa in Europa).

La tematica è stata introdotta da Adriana Scanferla de l’"Incontro" e dalla proiezione di due filmati della CGIL e di Mani Tese, il primo incentrato sullo sfruttamento dei minori in Italia, il secondo sulle tragedie ben più grandi che affliggono Paesi come India, Brasile, Perù, Benin. "Yatra", il titolo del filmato di Mani Tese, significa "marcia" in Hindi: e la marcia che si deve compiere è quella dallo sfruttamento all’istruzione, passo essenziale perchè si possa spezzare il circolo vizioso che dalla povertà conduce fatalmente all’analfabetismo, e quindi allo sfruttamento, che a sua volta perpetua la pvertà e così via a catena.

Drammatica la situazione del Benin, dove la pratica tradizionale del vidomegon, l’affidamento dei bambini a parenti di città per offrire loro una vita migliore, si è trasformata per mano di intermediarie senza scrupoli (donne!, ndr) in un vero mercato degli schiavi in pieno XXI secolo, contro cui le associazioni locali e internazionali stanno lottando. Migliaia e migliaia di bambini sono ceduti ogni anno, in poverissimi villaggi di contadini, a intermediarie che poi li inviano nelle città a lavorare sotto padrone in condizioni molto dure; di questi piccoli i genitori nella gran parte dei casi non sapranno mai più nulla. Terribili anche le condizioni dell’infanzia sfruttata in India, dove nel solo Andhra Pradesh 11 milioni di loro non sono mai andati a scuola per lavorare, o a Madurai dove a migliaia lavorano ore e ore in lattonerie improvvisate, in mezzo a sostanze chimiche di estrema tossicità e macchinari pericolosi. In Brasile, a Recife, dve Mani tese sostiene l’organizzazione locale Pé No Chao (piedi scalzi), i bambini di strada raccolgono le immondizie rivendendo le parti utilizzabili, ma sono vittime di violenze e sopraffazioni continue, si drogano sniffando colle, divengono adulti prima del tempo. In Brasile gli squadroni della morte al soldo dei commercianti, spesso composti di poliziotti fuori servizio, hanno assassinato almeno 50.000 di questi bambini e ragazzi di strada.

Maria Rosa Cutillo di Mani Tese ha riferito le cifre dell’ONU, secondo cui 250 milioni di bambini e ragazzini sotto i 14 anni sono sfruttati a tempo pieno, senza cioè poter frequentare la scuola e avere un’istruzione di base. 8,4 milioni sono addirittura schiavi, come i piccoli pachistani incatenati ai telai a tessere tappeti o costreti a cucire palloni da calcio. Questo è sfruttamento, non è lavoro minorile, avverte Cutillo; quest’ultimo, pur criticabile, diviene "accettabile" solo quando la sua durata e le sue caratteristiche sono tali da consentire al minore di frequentare la scuola (per esempio, aiutare un parente nel negozio alcune ore la settimana). «Contro le forme peggiori di sfruttamento lavorativo dei minori è in vigore la convenzione 182 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, ratificata da 150 Paesi» ricorda Cutillo. «Ebbene, l’Italia è stata fra i primissimi a ratificarla ma ha fatto finora ben poco. Anche qui c’è sfruttamento, da parte della criminalità organizzata per esempio, ma non solo. Come Mani Tese abbiamo portato in Commissione bicamerale per l’Infanzia una mozione che è ferma da un anno, segno che non c’è il dovuto interesse per queste tematiche. Anche i Paesi donatori devono fare di più: su 22 nazioni, l’Italia è 21esima negli aiuti ai progetti di sviluppo locale (che Mani Tese cura particolarmente, ndr), e spesso si tratta di progetti "legati", che cioè fanno tornare gli utili in Italia». Tra le richieste che Mani tese sta indirizzando alle autorità politiche, le più forti riguardano la cancellazione del debito dei Paesi sottosviluppati e la trasparenza da parte delle aziende nei rapporti con i terzisti e nelle delocalizzazioni.

Su questo punto insiste particolarmente anche la CGIL, per la quale Umberto Colombo ha dato le cifre dello sfruttamento minorile in Italia. Il 6% dei bambini sfruttati nel mondo vive nell’Est Europa (2%) e nei Paesi industrializzati dell’Occidente (4%). Su 17 milioni di bambini poveri nell’Europa comunitaria, il 10% vive in Italia. «Il disagio sociale nel Paese è in crescita» avverte Colombo, «secondo le statistiche Istat del 2001 lavoravano 144.000 minori di 14 anni, secondo le nostre statistiche dell’anno precedente invece si parlava di 360-400.000 minori impiegati in attività lavorative. Il fenomeno è quindi sottostimato, perchè spesso non si tiene conto dei minori immigrati, che pure sono sotto i nostri occhi». La metà di questi bambini-lavoratori collabora con i familiari, il 32% è impegnato in lavori stagionali, mentre un 17,5% compie lavori impegnativi, da 4 a 8 ore al giorno, presso terzi. «Dietro quel 50% di "lavoretti" c’è non solo povertà, ma soprattutto un problema culturale»: si parla infatti non solo degli scugnizzi napoletani o dei carusi siciliani, ma del ricco Nord-Est in cui ancora oggi spesso lo studio è considerato una perdita di tempo. «Nel 2001-2004 i minori al lavoro in Italia non sono diminuiti: abbiamo il "sommerso" più vasto d’Europa (un 20-22% del PIL) del quale i minori rappresentano fino al 10% della forza lavoro» denuncia Colombo. «Le politiche del governo in materia di contratti, istruzione e formazione non aiutano affatto: solo qui in provincia di Varese siamo passati da 39 a 59 casi di sfruttamento lavorativo di minori documentati su oltre 5000 controlli a campione, e c’è da pensare che siano di più di quello striminzito 1%. È imperativo che si ponga mano ad un processo di trasparenza sulle delocalizzazioni e i terzisti, ogni azienda deve essere responsabile del lavoro che delega e garantire la qualità, certo, ma anche il rispetto dei diritti di chi lavora e di chi non dovrebbe lavorare ma andare a scuola».

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Pubblicato il 25 Maggio 2005
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