“Editore si diventa solo per passione”

Intervista a Carlo Scardeoni fondatore e anima della casa editrice Arterigere-Essezeta

«Editore si diventa per passione, non ci puo’ essere altra ragione». Il profumo dei libri freschi di stampa, le belle copertine allineate, le mille storie che ruotano intorno ai libri fanno parte da sempre della vita Carlo Scardeoni, fondatore e anima della casa editrice Arterigere-Essezeta.

Una storia cominciata  molti anni fa in una tipografia a Castelseprio e che continua in un bellissima “fabbrica di libri” a Biumo Inferiore.
«All’epoca facevo lo stampatore, ma da sempre avevo il desiderio di pubblicare libri. Iniziai nel 1975 con libri di architettura e di arte. Il primo fu un libro di Tadini sulla storia di Varese, poi ne vennero altri con Carlo Meazza sul Lago di Varese e sul Sacro Monte. Erano però lavori su commissione, pensati da altri».

Come è avvenuto il passaggio da stampatore ad editore?
«In modo graduale. La stampa e i lavori di grafica, per altri editori più grandi, mi davano e mi danno ancora da mangiare, è il reddito. La scelta di diventare editore fa parte di un progetto che ho sempre avuto in mente e che si è realizzato compiutamente nel 1984, data di nascita ufficiale di Arterigere, diventata poi nel 2002  Arterigere-Essezeta in sinergia con l’amico e tipografo Sandro Stagni».

La sua casa editrice è nota per l’impegno sul tema della memoria storica e l’impegno civile, anche questo aspetto faceva parte del progetto originario?
«Certo, perché sul tema della memoria c’era un vuoto evidente. Ma c’è di più, perché in questo progetto ho cercato di coinvolgere una serie di scrittori e personaggi di Varese appartenenti alla cosiddetta società civile. Bastava un piccolo sforzo economico, 2000 euro a testa, per dare una base di partenza alla casa editrice. Invece la risposta della città fu negativa e le persone interpellate non diedero fiducia al progetto. Così io Sandro e Mario Chiarotto decidemmo di farla partire lo stesso. È strano, ma su un progetto così importante si fa fatica a trovare collaborazione anche a sinistra, area che dovrebbe essere sensibile a questi temi».

Il tema della memoria non è troppo di nicchia?
«È di nicchia solo per i numeri, in realtà l’interesse è alto perché noi pubblichiamo cio’ che il grande editore non pubblica e che dunque andrebbe perso. Pensiamo solo alla "Melma" il libro sulla tangentopoli varesina. La reazione di un certo mondo, anche giuridico, fu isterica. Ma se un domani i giovani potranno leggere di quella storia poco edificante lo dovranno a questa casa editrice. Io mi ritengo molto fortunato perché molti anni fa ho incontrato lo storico giornalista Franco Giannantoni. La sua spinta è stata fondamentale per poter fondare un progetto editoriale su un tema così pregnante. Dal punto di vista storico abbiamo pubblicato cose importanti, tanto da essere citati nell’ultimo libro dello storico Mimmo Franzinelli, pubblicato da Mondadori. Giannantoni come Ibio Paolucci e Cavalleri sono studiosi rigorosi e persone serie».

Quali sono i problemi maggiori che incontra un piccolo editore?
«Sono due: la distribuzione e la pubblicità. La distribuzione per i piccoli editori è pressoché impossibile e poi c’è la questione della pubblicità che per noi ha costi improponibili. Grazie ad un accordo con la Feltrinelli l’ultimo libro sulla figura del comandante partigiano Giovanni Pesce è stato distribuito in tutta Italia. Non capita inoltre spesso di andare sulla stampa nazionale. Ci è capitato con il libro dedicato a Calogero Marrone, il capo dell’Ufficio anagrafe del comune di Varese che salvò centinaia di ebrei che cercavano scampo in Svizzera, o nel caso dei partigiani Gianna e Neri e il mistero dell’oro di Dongo».

Che tirature fate?
«In genere tra le 1000 e le 1500, copie che vanno sempre esaurite. A volte abbiamo sottostimato le potenzialità di alcuni libri. Grandi soddisfazioni ci sta dando in "Punta di Vibram", dedicato alla Scuola militare alpina di Aosta, che fa parte di un progetto di beneficenza, perché i proventi vanno alla fondazione Don Gnocchi onlus, a cui abbiamo già versato 20 mila euro e contiamo di versarne altrettanti con il nuovo libro "La cinque" un romanzo dedicato sempre agli alpini con la prefazione di Bruno Pizzul».

Qual è il titolo a cui è più legato tra quelli che ha pubblicato?
«"Comandante Remo, arrendetevi", un libro che racconta la vicenda del gappista Walter Marcobi ed altre quattro storie dal grande contenuto etico e morale. Leggendo le note di quel libro capisci che gli avvenimenti che hanno fatto la storia di questo Paese sono avvenuti fuori dalla porta di casa nostra. Se avessimo avuto le risorse ne stampavamo duemila copie in più e l’avremmo distribuito gratuitamente nelle scuole di Varese».

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Pubblicato il 27 Maggio 2005
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