Il tir, il fuoco e il sangue freddo: a Varese anche l’ad ha tentato di fermare l’incendio del tir con due estintori
Un’area industriale bloccata per ore, vigili del fuoco impegnati a lungo e un gesto di prontezza che ha evitato conseguenze peggiori dopo l’incendio di un tir carico di gomma
Il silenzio che oggi avvolge via Per Schianno è ingannevole. Sull’asfalto restano ancora i segni scuri dell’incendio di ieri, mercoledì 4 febbraio, e l’odore acre che ha accompagnato per ore lavoratori e residenti. Il grande rogo che ha distrutto un autoarticolato nella zona industriale non è stato solo un incidente improvviso, ma l’esito drammatico di una situazione che, da queste parti, si ripete più spesso di quanto si immagini.
Il tir aveva appena scaricato il suo carico in una delle aziende della zona quando ha imboccato via Per Schianno, dirigendosi verso il ponte ferroviario che collega a via Gasparotto. Un passaggio però impossibile: il sottopasso è troppo basso per i mezzi pesanti. Una criticità nota, che più volte costringe gli autisti a fermarsi e a tornare indietro.
Così è stato anche ieri. L’autista ha iniziato la retromarcia lungo la strada stretta, fino a raggiungere il primo punto utile per manovrare: la via Stoppada, una traversa che ospita la sede della VCV Vigilanza Città di Varese, lo studio e sala prove Woodstock, oltre a un piccolo complesso residenziale con alcune decine di abitanti.
È in quel momento che qualcosa è andato storto. Nelle immediate vicinanze si trovano apparati del gas e della corrente elettrica. In pochi istanti è scattato l’innesco: le fiamme hanno raggiunto la copertura in gomma del camion e poi il carico, propagandosi con una velocità impressionante.

Tra i primi ad accorgersi di quanto stava accadendo sono stati i dipendenti della VCV. Alcuni uffici si affacciano proprio sull’imbocco della stradina. Dalle finestre hanno visto il fumo, poi il fuoco. E lì, mentre tutto precipitava, c’è chi non è rimasto a guardare.
Con grande lucidità e sangue freddo, l’amministratore delegato della VCV si è alzato, ha afferrato due estintori ed è corso verso il tir nel tentativo di contenere le fiamme e guadagnare tempo. Un gesto istintivo, rischioso, ma decisivo nei primi minuti concitati.
L’autista, visibilmente sotto shock, è sceso dal mezzo cercando a sua volta di fare il possibile. Ha riportato ustioni superficiali alle braccia e alla fronte, nulla di grave, ma sufficienti a rendere evidente la violenza del rogo. Nel frattempo anche altri lavoratori sono usciti dagli edifici vicini, mentre il camion veniva rapidamente avvolto dal fuoco.
Il carico di gomma ha reso l’intervento particolarmente complesso. I vigili del fuoco di Varese sono arrivati ma si è reso necessario l’invio di ulteriori mezzi da Tradate e Laveno, con l’impiego massiccio di schiuma antincendio. Per spegnere completamente il rogo è stato necessario anche l’utilizzo di una gru, per spostare il materiale: sotto la superficie, il fuoco continuava a covare.
Le operazioni di spegnimento sono andate avanti a lungo, per tutto il pomeriggio. L’area è rimasta isolata, con lavoratori e residenti bloccati, impossibilitati a rientrare o a lasciare la zona. Oggi sono iniziate le verifiche e la bonifica, mentre restano le conseguenze di una giornata che ha segnato profondamente chi si è trovato lì.
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Tra loro anche il titolare della sala prove Woodstock, rimasto ieri bloccato dall’emergenza e oggi costretto a fare i conti con l’assenza di corrente elettrica. Un danno che si somma alla paura e alla sensazione di vulnerabilità che l’incendio ha lasciato dietro di sé.
A corredo di questo racconto, una fotografia simbolica: l’amministratore delegato della VCV con due estintori in mano, davanti al tir completamente avvolto dalle fiamme. Un’immagine che restituisce meglio di molte parole il clima di quei minuti: la paura, la prontezza, il tentativo umano di fermare l’inevitabile.
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