La lenta agonia degli impianti sportivi
Stadio, palaghiaccio, palazzetto: da "templi" dello sport a problemi da risolvere
Il ruggito di Riccardo Sogliano nel prato del Franco Ossola ha finalmente aperto il dibatitto sulla necessità, meglio, sull’urgenza di intervenire sulle strutture sportive d’élite di Varese.
La situazione è tutt’altro che rosea. Lo stadio Ossola (foto a lato), costruito negli anni ’30 ed ampliato ai tempi della Serie A, è largamente inadeguato per un campionato moderno. Scomodo per chi assiste alle partite, vista la presenza del velodromo e della ex pista di atletica, sovradimensionato, con la pensilina della tribuna che perde i pezzi di intonaco, il riscaldamento inadeguato e, dulcis in fundo, un impianto di illuminazione nuovo ma ancora inutilizzabile. Cosa che costringerà la squadra di Mangia a giocare la partita dei playoff di mercoledì prossimo alle ore 16, con spalti pressoché deserti. Questo fatto impedisce anche l’organizzazione delle classiche "amichevoli di lusso estive" che sino a qualche anno fa erano la regola.
Sta addirittura peggio il Palaghiaccio (foto), che necessita di urgenti lavori di ristrutturazione alla volta di legno. Sull’impianto di via Albani pendono inoltre frizioni di carattere gestionale tra la Mastini Hockey e la Polisportiva nuoto che organizza i corsi per ragazzi. I problemi agli impianti di quella struttura hanno anche causato alcune chiusure nel corso dell’ultima stagione sportiva.
Rimane il palasport Lino Oldrini (sotto), classe 1964, incompiuto nel suo secondo anello e non certo all’avanguardia. L’arena rimane tuttora una delle più belle del panorama nazionale per quanto riguarda la visione di partite di pallacanestro, ma inizia a presentare le "magagne" tipiche delle strutture di una certa età, che la società biancorossa sta cercando di sanare in attesa dell’intervento pubblico.
Lo sfogo di Sogliano ha prodotto una prima reazione da parte del Sindaco, Aldo Fumagalli, che in un comunicato ha rimarcato il proprio sostegno all’iniziativa del Varese 1910 ed ha sostenuto che la manutenzione degli impianti sarà affidata alla municipalizzata Aspem Reti. Un primo passo positivo ma per il momento troppo "corto" rispetto alle richieste dei dirigenti biancorossi, i quali chiedono una "garanzia" forte, con tanto di firme da parte degli uomini politici, da presentare ai possibili investitori. Una garanzia che dovrà portare, nelle intenzioni di Sogliano, ma anche di Castiglioni e Colombo (Shimano), a riconsiderare il piano regolatore comunale e la destinazione di alcune aree. Un passaggio certamente delicato e difficile, che necessiterà di prese di posizione importanti ma che non possono essere rimandate all’infinito. Pena la caduta inesorabile dello sport cittadino e dei suoi "templi".
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