Gli artigiani varesini leader nazionali
Il Presidente Giorgio Merletti spiega le ragioni dei fischi a Berlusconi
Lo scorso 14 giugno, il presidente Berlusconi è arrivato all’Auditorium della musica di fronte a una platea di oltre 1200 artigiani ricevendo applausi a scena aperta. Per Confartigianato, una delle più grandi associazioni di categoria, era un riconoscimento importante del lavoro svolto con le piccole imprese. Il giovane presidente Giorgio Guerrini ha svolto una relazione tutta incentrata sulla situazione delle piccole aziende e non ha risparmiato alcune critiche pungenti all’attuale Governo e all’inerzia delle opposizioni.
Berlusconi non ha molto gradito e nel suo intervento ha rimarcato la positività dei rapporti con l’ex presidente degli anni Novanta. Malgrado il rumoreggiare della platea il presidente del Consiglio non ha cambiato registro attaccando ancora Guerini e di fronte ai primi fischi ha preso i suoi fogli e se n’è andato lasciando di stucco i partecipanti che lo hanno sonoramente fischiato.
In un ruolo di primo ordine è Giorgio Merletti, presidente dell’associazione artigiani della provincia di Varese e della Lombardia.
I fischi a Berlusconi da una simile platea non ce li saremmo mai aspettati…
«Le cose cambiano. Un anno fa il premier incassò otto minuti di applausi perché portava la speranza del cambiamento, dell’attenzione alle nostre imprese. Ora invece si è chiuso e non ha più ascotato la platea».
Ma la crisi economica c’è o no?
«Certo che c’è, ma non è quella a cui siamo abituati. Ci sono settori in crisi, altri no, ma se pensaiamo che tutto il manufatturiero fa fatica a tirare avanti allora è segno che occorre intervenire perché questo rimane il motore dell’economia».
E qui da noi, sul nostro territorio come va?
«Nel complesso i dati Istat valgono anche per noi. Qui sta mancando la filiera e la crisi della grande azienda si riflette subito su quella piccola».
Uno degli argomenti di attrito con il Berlusconi è stato quello legato alle imposte e in particolar modo all’Irap. Come mai?
«Noi siamo contrari a delle manovre che riguardino solo il costo del lavoro. Occorre guardare anche agli oneri finanziari e agli utili di impresa. Un taglio dell’Irap fine a se stesso porterebbe benefici prevalentemente alle società di capitali. Inoltre la riduzione dell’imposta richiederebbe altri interventi, perché altrimenti come finanziamo la sanità?».
Le contestazioni al premier erano legate ad altri aspetti?
«Certo! Le imprese hanno diversi punti di cui discutere con il Governo, ma questo elude le nostre domande. Chiediamo con chiarezza di sapere perché dobbiamo pagare l’energia il 30% in più dei nostri competitor europei. Che fine fanno gli avanzi di gestione dell’Inail sui premi versati dagli artigiani. E poi rimangono aperte grandi questioni sul costo del denaro, sull’Irap e anche sulla liberalizzazione delle professioni. Su tutti questi aspetti erano state fatte promesse precise. Che fine hanno fatto quei propositi? Berlusconi ha fatto una pessima figura. Gli è mancata completamente la sua grande capacità di ascoltare la platea. Noi gli abbiamo chiesto solo di metterci nelle condizioni di lavorare. questo lo ha stizzito e ha perso il controllo».
Lei oggi ha un ruolo di primo livello in Confartigianato nazionale oltre ovviamente alla regione dove è presidente. Come ha giudicato il lavoro di Guerrini?
«Sono contento. Ha svolto una relazione interessante e densa di contenuti. Poi per la prima volta dopo vent’anni Confartigianato riprende a far parlare di se’. Non è una cosa da poco conto. Noi vogliamo essere protagonisti del sistema economico perché rappresentiamo una moltitudine di imprese. Noi lavoriamo seriamente a un federalismo che nasce dal basso e che si sviluppa per il bene di tutto il paese. questo presidente lo sa interpretare bene.»
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