I SEGRETI E FEBBRILI SILENZI DI MUSIC

Le Note Randagie di Sandro Sardella

Il pittore Zoran Music è morto a Venezia all’età di 96 anni. Una presenza silente nel roboante mondo dell’arte. L’antologica più recente si è svolta a Gorizia tra il 2003 e il 2004.

Ed io………….rimetto in circolo un articolo del 1992  per il lavoratore oltre scritto in occasione di una mostra antologica a Palazzo Reale a Milano.

 

Noi sopraggiungiamo troppo tardi per gli dei e troppo presto per l’essere.

Per questo l’uomo è poesia già cominciata.

                                        (M. Heidegger)

Anton Zoran Music, 1909, Gorizia città di frontiera, cultura italiana slava e tedesca, Vienna, Zagabria, Praga, Madrid, la Dalmazia, il campo di concentramento di Dachau, la nomade vita tra Venezia e Parigi.

I suoi cicli dagli anni quaranta ad oggi …..i trasognati Cavallini, echi dell’infanzia dimenticata, i rarefatti Motivi dalmati, essenziale traccia  di una fragile armonia conquistata alla sofferenza, all’orrore, le Colline senesi dalle ondulazioni a strisce, martoriate dalle intemperie, slavate dalle piogge, prosciugate bruciate dal sole…… gli atroci morti di Non siamo gli ultimi, il dramma di Dachau, allucinante grandiosità dei campi di cadaveri, mani, dita sottili, i piedi, le bocche aperte nell’ultimo tentativo di aspirare ancora un soffio di vita…….le ossa coperte di una pelle bianca quasi celestina….grandiosa e tragica bellezza.

 

I Paesaggi rocciosi del Carso, gli intrichi dei Motivi vegetali, i canali della Giudecca, gli ombrosi Interni di cattedrale, l’atmosfera e la grandiosità dello spazio di un tempio, il profondo silenzio, il quasi buio che fa poi emergere forme vagamente illuminate.

 

Gli Atelier nei quali compare e dispare l’ombra dell’artista, le vedute di una fantomatica Parigi notturna, i ritratti magici dell’amata Ida, gli Autoritratti sfibrati, tele spoglie  ove spunta severo e denso il volto, il Suo guardarsi, dove i colori sono ferrosi e sfatti.

 

E, nei lavori ultimi, vedere l’uomo nella sua nudità, in azzurri biaccosi, in una tensione quasi fetale, su carte da macellaio color piscia.

 

Una ricerca senza pause, ricca di interessi e di umori, fuori da schemi di inquadramento ritmati da manifesti, dogmi, mode.

 

Un brivido esistenziale percorre le tele. Le carte luoghi della meditazione della solitudine. Intimo diario.

Una pittura scabra e polverosa. Sulla tela grezza i segni di un sismografo febbrile. L’opera è triste perché effimero è il mondo, seppur in un secolo ricco di rumori. Un silenzio nel quale la pittura di Music tenta di arrestare il tempo: vita memoria dolcemente incartocciata in carte incancellabili.

 

Sobrietà del colore, concisione del disegno, schematizzazione dello spazio: una tragica eleganza d’amare memorie

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Pubblicato il 01 Giugno 2005
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